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We want sex Recensione


We want sex Recensione

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Dopo L’erba di Grace (Premio del Pubblico al Sundance e Miglior Regia al British Award) e Calendar Girls (con Julie Walters e Helen Mirren), Nigel Cole porta sugli schermi We Want Sex (titolo originale: Made in Dagenham). Che il regista ami le donne, ormai, non è più un mistero: all’ultima edizione del Festival Internazionale del Cinema di Roma (dove il film è stato presentato in anteprima con successo) ha rimarcato la sua posizione sostenendo che i film con protagoniste femminili sono molto più interessanti e divertenti da girare.

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We want sex in sostanza è questo: un film interessante scandito da un’ironia tutta british. La storia parte nel 1968 a Dagenham, nell’Essex, dove la fabbrica Ford dà lavoro a 55mila operai. Mentre gli uomini lavorano sulle automobili, in un reparto in completo sfacelo lavorano 187 donne, addette alla cucitura dei sedili. Lavorando in condizioni insostenibili, al gelo d’inverno ed in sottoveste d’estate, le donne decidono di scioperare quando vengono riclassificate professionalmente come “operaie non qualificate”. All’inizio la protesta ha un tono ingenuo, quasi divertente ma successivamente s’inasprirà, bloccando l’intera fabbrica sino a raggiungere il Parlamento. Proprio qui, col sostegno di una deputata, le donne riusciranno a porre le basi per la legge sulla parita di retribuzione.

Il film è ispirato a fatti realmente accaduti che, tuttavia, non sono molto noti agli inglesi stessi.

Mentre gli uomini lavorano sulle automobili, in un reparto in completo sfacelo lavorano 187 donne, addette alla cucitura dei sedili

L'idea vera e propria viene da un programma radiofonico, chiamato The Reunion. Un giorno, il produttore Stephen Wooley, mentre accompagnava i figli a scuola, sentì per caso alcune operaie coinvolte nello sciopero del 1968. Ciò che affascinò maggiormente il produttore fu la loro innocenza e il loro scarso senso della politica: ciò che queste donne si proponevano di fare era il raggiungimento di un accordo civile. We want sex non è un documentario, ma un lungometraggio che che racconta la storia con la stessa freschezza di chi l'ha vissuta in prima persona.

Il merito è, indubbiamente, del cast corale che annovera alcuni dei migliori attori inglesi del momento (citiamo: Sally Hawkins, Bob Hoskins e Miranda Richardson) ma anche del regista Nigel Cole che è riuscito ad equilibrare ogni singola storia trasmettendo immagini colme di passione e allegria.

di Francesca Casella
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