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Recensione Silenzio in sala
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Louis Winthorpe III è un uomo di affari ricco e sicuro di sé, Billy Ray Valentine è invece astuto e squattrinato, messo talmente male che per racimolare qualche spicciolo per strada finge di aver perduto le gambe. Louis Winthorpe III (Dan Aykroyd) lavora presso la Duke & Duke, vive una vita splendida con la sua ragazza, in una villa enorme con un maggiordomo che non gli fa mancare nulla.

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Voto Silenzio in Sala: 3.0/5
Voto utenti: 3.0/5

Una vita da favola destinata a finire: un giorno i magnati per i quali lavora decidono di togliergli tutto in virtù di una scommessa e mettono in atto un piano per depistarlo dalle reali intenzioni. Al suo posto viene scelto un mendicante nero di nome Billy Ray Valentine (Eddy Murphy). La scommessa serve a dimostrare, secondo i Duke, quanto il successo incentivi le attitudini umane e non il contrario.

Aggiornamento poco credibile e semplificato della storia che punta sull'inversione di status sociali (il ricco diventa povero e viceversa) per smascherare i vizi e le (poche) virtù della società – l'alternativa italiana arriverà 9 anni dopo con Ricky e Barabba di Christian De Sica. In realtà a dispetto dell'incipit il film si concretizza meno sovversivo e irriverente: forse minato dalle aspettative elevate – l'ombra di The Blues Brothers è dietro l'angolo – la direzione di Landis è furba e rispettosa degli attori, l'intesa tra Murphy e Aykroyd è invece meno scontata. Con Richard Pryor (originariamente considerato per il ruolo di Billy Ray Valentine) al posto di Murphy la situazione probabilmente non sarebbe cambiata, ma il dubbio rimane. Alla prima collaborazione cinematografica tra Landis e Murphy, non si può ancora parlare di alchimia: la comicità è acerba e la sceneggiatura, aiutata dalla dimensione natalizia, avanza senza esaltazioni, eccetto per un finale illuminante per uno studioso di economia, criptico per tutti gli altri. Le penne di Timothy Harris e Herschel Wingrod permettono occasionali slalom di esuberanza e inseriscono nel calderone personaggi che non convincono pienamente (una su tutti Jamie Lee Curtis, la quale sfrutta le sue curve per dare tridimensionalità al suo personaggio).

La scommessa serve a dimostrare, secondo i Duke, quanto il successo incentivi le attitudini umane e non il contrario

Una poltrona per due è un'opera spiritosa e stimolante almeno da un punto di vista sociologico, e getta le basi per la carriera comica di Murphy. Un film perfetto – come testimoniano le repliche annuali – per riempire i palinsesti televisivi nel periodo natalizio ma stridente nei confronti di una carriera da regista sperimentale e ribelle come quella di Landis: qui, come ne Il principe cerca moglie, più dalla parte dei telespettatori che non della critica.

di Vito Sugameli
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