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Nativity! Recensione


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I film a tematica natalizia hanno sempre goduto di particolare riguardo presso le compagnie di produzione, vista la “sicurezza” dell'investimento e l'elevata vendibilità del prodotto sui mercati esteri e televisivi. È un genere che gira sempre attorno agli stessi cliché dai tempi di Frank Capra, eppure riescono spesso a catturare l'attenzione del pubblico, sempre se realizzati con un cast ispirato e un minimo di verve nella sceneggiatura.

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È sicuramente questo il caso di Nativity! uscito a Natale 2009 nelle sale britanniche e ancora inedito in Italia.

Paul Maddens (Martin Freeman), da giovane, aspirava a fare l'attore. Dopo una lunga gavetta insieme alla fidanzata Jennifer (Ashley Jensen) e all'amico di sempre Gordon (Jason Watkins), si arrende alla realtà dei fatti: il suo futuro non è su un palcoscenico. Tutto sembra andare a rotoli per lui da quel momento. Jennifer lo lascia e va a lavorare in California per una grossa compagnia cinematografica, mentre Gordon diventa maestro nella scuola privata più importante della città, nella quale organizza le più belle recite fanciullesche che le critiche teatrali britanniche ricordino. Dedicatosi anch'egli, con poca voglia, all'insegnamento elementare in una scuola privata di terza categoria, si ritrova frustrato e depresso, perennemente inseguito dai fantasmi del suo recente passato. Paul si sente cadere dalla padella nella brace quando gli viene assegnato il compito di organizzare la recita natalizia della scuola, cosa che lo metterà in diretto confronto con Gordon.

Dopo una lunga gavetta insieme alla fidanzata Jennifer ([Ashley Jensen]) e all'amico di sempre Gordon ([Jason Watkins]), si arrende alla realtà dei fatti: il suo futuro non è su un palcoscenico

Conscio del potenziale fallimento e spinto dalla disperazione momentanea, Paul tenta di impressionare Gordon dicendo che una troupe di produzione americana, capeggiata da Jennifer, verrà a vedere il suo spettacolo, con la promessa di farne un remake cinematografico. Questa “piccola” bugia diventa, naturalmente, di dominio pubblico nel giro di pochi minuti: riuscirà il povero Paul a fronteggiare le aspettative di genitori, insegnanti e, soprattutto, dei suoi piccoli allievi?

Già dopo pochi minuti, appare chiaro come Nativity! sia una sorta di remake apocrifo dell'esplosivo School of Rock in chiave natalizia. Gli elementi ci sono tutti: un maestro messo alle strette da una bugia, una scolaresca digiuna di musica ma con tanta voglia di fare, e uno spettacolo da preparare in tempo per una competizione. Se a questo aggiungiamo che la figura dell'assistente insegnante Mr.

Poppy, infantile ma dal grande cuore, è palesemente ricalcata su Jack Black, viene da chiedersi se non sia il caso di gridare al plagio. Eppure la qualità della pellicola firmata dalla britannica Debbie Isitt non si discute: nonostante l'impianto tutt'altro che originale (prevedibilissimo finale compreso) Nativity! si guarda con estrema piacevolezza. La vicenda, a dispetto di una durata più lunga dello standard delle produzioni del genere, si snoda con facilità, alternando sequenze di diverso impatto narrativo filtrate attraverso un umorismo tipicamente british ma al contempo molto accorato. Merito senza dubbio della bravura degli attori principali, in particolare Freeman (che abbiamo già visto, ad esempio, in Hot fuzz e L'alba dei morti dementi, e prossimo Bilbo Baggins ne Lo Hobbit), nonché il trascinante Marc Wootton, che riesce, nei panni di Mr. Poppy, a creare insieme a Freeman un duo comico notevole, ma anche a interagire coi bambini in maniera funzionale e, soprattutto, autentica. Rimarchevole, inoltre, la bravura dei piccoli interpreti, che dà luogo a performance decisamente meritevoli di essere viste: la lunga parte finale, in cui il film si trasforma quasi in un musical, è uno spettacolo nello spettacolo. Nativity! dimostra che copiare spudoratamente non paga, ma prendere una formula già sperimentata con successo e adattarla al proprio modo di fare cinema può rivelarsi invece una scelta vincente: a fronte della quantità di risate e spettacolo che il film della Isitt propone, infatti, siamo ben disposti a perdonare la poca originalità di fondo di una pellicola così squisitamente recitata e densa di piccole grandi gioie natalizie.

di Marco Papaleo
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