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Via col Vento Recensione


Via col Vento Recensione

Recensione Silenzio in sala
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Prima caso editoriale – 30 milioni di copie vendute nel mondo – e poi fenomeno di culto cinematografico firmato dal produttore Selznick, Via Col Vento è uno dei film più visti in assoluto. Un’icona della Hollywood d’oro e, in definitiva, del cinema stesso.

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Voto Silenzio in Sala: 5.0/5
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Si calcola che il film di Victor Fleming sia stato visto, almeno una volta, dal 90% della popolazione americana. Una statistica che fa ben comprendere la portata di un fenomeno che continua ad affascinare nuove generazioni di spettatori. All’origine di tutto c’è il romanzo di Margareth Mitchell, Gone with the wind, uscito in America nel 1936: mille e più pagine di epopea sudista, di amori impossibili e di altri incompresi. Ma soprattutto, la prorompente vicenda di un’eroina, Scarlett O’Hara, destinata ad entrare nell’immaginario collettivo per la sua tempra d’acciaio e soprattutto per la sua capacità di superare limiti e soglie proibite al gentil sesso.

Rossella O’Hara (Vivien Leigh) è una focosa ragazza della Georgia, continuamente vezzeggiata dai coetanei. I suoi magnifici occhi verdi e le sue arti seduttrici la rendono irresistibile agli occhi degli uomini. Persino il volubile Ashley Wilkes (Leslie Howard), di cui Rossella è da tempo innamorata, non sembra del tutto immune al fascino della ragazza.

All’origine di tutto c’è il romanzo di [Margareth Mitchell], , uscito in America nel 1936: mille e più pagine di epopea sudista, di amori impossibili e di altri incompresi

Eppure i sogni romantici di Rossella vengono distrutti dall’annuncio del futuro matrimonio tra il suo Ashley e la dolce Melania (Olivia De Havilland) prima, e dallo scoppio della guerra di secessione poi. Ma Rossella, di natura indomita e coraggiosa, non si arrende. Ad Atlanta, dove vive insieme a Melania, continua a vivere la sua vita alla ricerca di balli e divertimenti, in attesa che Ashley torni dalla guerra. Il matrimonio dell’uomo, infatti, non ha placato l’amore della ragazza.

Eppure, senza che Rossella ne sia del tutto consapevole, al suo fianco c’è già l’unico uomo al mondo capace di capirla veramente e di accettarla per quella che è in realtà: una ragazza viziata e materialista che non sa abbassare il capo. E sarà proprio Rhett Butler (Clark Gable) a salvarla dall’assedio di Atlanta e a provare a renderla felice.

«Domani è un altro giorno»: con questa frase si conclude l’epopea mitica di Scarlett O’Hara. E dal 1939 queste frasi riecheggiano, prendendo la forma di un interrogativo sospeso nell’aria: riuscirà infine la bella Rossella a riconquistare il cuore e l’amore di Rhett? Riusciranno queste due anime gemelle a riconoscersi come tali, senza doversi lasciare più? Allo spettatore non è dato saperlo. Nonostante alcuni pallidi tentativi di sequel – nel 1992 Alexandra Ripley scrive Rossella, divenuto poi un film per la tv con Timothy Dalton -, Hollywood ha tuttora gli occhi puntati lì, sulla porta della casa dei Butler dove, ancora una volta, Rossella decide di non arrendersi e di guardare avanti. Ed è da ricercare proprio nella protagonista il vero punto focale della pellicola e ciò che ne ha sancito il longevo successo. Non va dimenticato che Via Col Vento esce sulla scia di un nuovo movimento cinematografico: gli anni Quaranta sono gli anni del woman’s film. Per anni le spettatrici non potevano che riconoscersi in soggetti passivi, oggetti degli sguardi e del sopravvento maschile. Con l’avvento del woman’s film le spettatrici possono finalmente riconoscersi in personaggi attivi, che compiono azioni invece di subirle solamente. Le nuove protagoniste di questa corrente sono ancora oggetti del desiderio degli uomini, ma, diversamente dal passato, sono loro a condurre il gioco. E quale esempio migliore se non quello portato da Scarlett O’Hara?

Rossella è una ragazza che sa perfettamente di essere bella ed attraente e gioca su questa sua caratteristica: non è un caso se Rhett Butler la definisce una «sirena dagli splendidi occhi verdi». Il richiamo alla figura leggendaria della sirena è più che mai appropriata per definire il carattere di Rossella e la pericolosità insita nella sua anima. Flirta con chiunque, beandosi degli sguardi d’adorazione degli uomini, ma non si arrende mai a nessuno, prendendosi anzi gioco di essi. Manipola Carlo, per vendicarsi di Ashley, sposa Frank Kennedy per salvare Tara. Tutto, nel suo comportamento, parla di indipendenza e libertà. Rossella O’Hara non ha mai veramente bisogno di essere salvata: è una donna caparbia che, con le sue sole forze, riuscirà ad uscire dalla miseria e dalle brutture del dopoguerra. La sua sarà un’esistenza dominata dal dolore, da gravi perdite affettive, ma, soprattutto, dominata dalla grandezza del suo spirito. Uno spirito a cui fa eco quello infuocato di Rhett Butler: se è vero che il fulcro della narrazione del film di Fleming è l’epopea dell’egocentrica protagonista, non si può negare che l’altro punto di forza è da ricercare proprio nella storia d’amore travagliata e bellissima fra la ragazza e la sua controparte maschile. Rhett è un playboy dalla dubbia moralità che perde la testa per Rossella sin dal primo istante; l’amore per Rossella lo obbliga a scoprire un nuovo lato di se stesso, più romantico e più fragile di quanto potesse immaginare. I due, attraverso il loro amore, percorrono un viaggio per la definizione della propria individualità, attraverso la scoperta di angoli sconosciuti della propria anima.

Con i suoi 220 minuti di durata, Via Col Vento è senza dubbio il melodramma per eccellenza, quello a cui tutti fanno riferimento – non ultimo Australia di Baz Luhrmann. E come tale risponde a tutte le caratteristiche del genere. Si pensi ad esempio, all’utilizzo massiccio delle scale. Nella tradizione del melodramma le scale sono un elemento ricorrente: spesso servono ad annunciare un evento sinistro o comunque destabilizzante per i protagonisti. È sulle scale che Rossella apprende dello scoppio della guerra e del prossimo matrimonio tra Ashley e Melania; è qui che la donna uccide il soldato nordista venuto a derubare una casa già in rovina. È sulle scale che Rossella perde il suo secondo figlio. Girato in technicolor, il film di Fleming sembra non avere alcuna pretesa di realismo: tutta la vicenda raccontata sembra tratteggiata con lo stesso surrealismo tipico delle favole. Sebbene ci sia una dimensione spaziale e temporale ben definita, la vicenda di Rossella sembra appartenere ad una sfera quasi onirica. I paesaggi verdeggianti, i rossi ocra che caratterizzano le sequenze della guerra e gli incarnati scintillanti degli attori rendono ancora più irresistibile la visione di una pellicola destinata a diventare leggenda.

di Erika Pomella
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