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Il Grande Lebowski Recensione


Il Grande Lebowski Recensione

Recensione Silenzio in sala
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Uno scambio di persona, una fortuita omonimia. Hanno origine da qui le avventure incredibili che coinvolgono Jeffrey Lebowski, il "Drugo"(Jeff Bridges), vittima di una malintesa caccia all’uomo.

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Voto Silenzio in Sala: 4.5/5
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Convinto di vivere ancora nei magnifici anni ’70, Drugo porta barba e capelli lunghi, indossa immancabili bermuda e sandali, ama il bowling (sua unica vera occupazione) e non disdegna gli spinelli. Ogni tanto si concede un trip d’acido e difficilmente rifiuta un White Russian. Pigro, a corto di soldi e senza uno straccio di lavoro, il suo personaggio è uno sbandato di classe, ispirato ai romanzi di Raymond Chandler.

Nel 1997, dopo aver già diretto pellicole esilaranti come Mister Hula Hoop e vinto un Oscar con Fargo, Joel e Ethan Coen realizzano Il grande Lebowski, destinato a diventare uno dei film più amati degli anni novanta. Un cult assoluto. Ethan e Joel fondono dettagli e virtuosimi cinematografici (chi non ricorda la sequenza del Drugo che vola su Los Angeles o le soggettive della palla da bowling?) a uno stile ironico e dissacrante che ne è diventato l'inconfondibile firma. Tra i meravigliosi intermezzi musicali si dipana una sorta di viaggio allucinato e allucinante che attraversa una realtà surreale, coloratissima e istintiva. Quella dei Coen è una comicità beffata da riflessioni amare: non mancano riferimenti polemici dal Vietnam alla Guerra del Golfo, intrecciati ai motivi dominanti della cultura degli States, considerata dal punto di vista dell'americano medio che - da sempre - tanto affascina i due registi.

Pigro, a corto di soldi e senza uno straccio di lavoro, il suo personaggio è uno sbandato di classe, ispirato ai romanzi di [Raymond Chandler]

Pur di recuperare l’amato tappeto, che “dava veramente un tono all’ambiente”, il Drugo si trova catapultato in una realtà nuova e a lui sconosciuta fatta di rapimenti, menzogne, ricatti e tradimenti. Accanto a lui, gli amici Walter e Donny. Il primo, una sensazionale interpretazione di John Goodman, è uno dei personaggi più tristemente esilaranti della storia del cinema; un uomo incapace di rimuovere il passato violento in Vietnam, le cui azioni sono sempre dettate dalla disciplina militare. Il secondo ha il volto di Steve Buscemi e, continuamente messo a tacere da Walter, cerca di ottenere e monopolizzare l’attenzione di Drugo.

La colonna sonora, nostalgica e intramontabile, passa da The Man In Me di Bob Dylan a Gypsy Kings e Creedence Clearwater Revival.

Le cronache raccontano che al Sundance Festival 1998, dove Il grande Lebowski fu presentato in anteprima, furono non pochi i critici cinematografici ad abbandonare la sala, indignati che un film del genere seguisse il precedente premiatissimo Fargo. Ma Il grande Lebowski è una pellicola dalla storia singolare e dal successo postdatato: dopo il no degli addetti ai lavori e i deludenti 27 milioni di dollari incassati al botteghino, il successo - tardivo - di pubblico è stato eguagliato solo da poche pellicole nella storia del cinema. Giunto dal web alla cultura popolare, l'immaginario dei Coen è facilmente stato assimilato in feste, cineforum e locali a tema nineties: difficile non essere capitati almeno una volta di fronte a qualcuno che indossava accappatoio e calzoncini alla Drugo, diventato icona cinamatografica al pari della Mia di Pulp Fiction o degli agenti Mulder e Scully di X-Files. Con il loro antieroe chandleriano e una rosa di personaggi perdenti e indimenticabili, Joel e Ethan Coen hanno iniziato a raccontare l'America con Il grande Lebowski e ancora non hanno terminato.

di Ivan Zulberti
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