Ricerca avanzata
Film Serie TV

film

Al cinema Prossimamente Tutti i film Recensioni Film Recensioni Film Utenti

serie TV

Tutte le serie Recensioni serie

articoli

News Approfondimenti Editoriali
facebook twitter google plus
Per vedere il tuo commento pubblicato immediatamente effettua l'accesso

Username
Password


Registrati Password dimenticata
Per scrivere la tua recensione per questo film devi effettuare l'accesso

Username
Password


Registrati Password dimenticata
Per seguire questo utente devi effettuare l'accesso

Username
Password


Registrati Password dimenticata

Il Laureato Recensione


Il Laureato Recensione

Recensione Silenzio in sala
Recensioni utenti

Svariate sono le componenti che hanno contribuito al successo del film cult del 1967: l’immagine indelebile degli occhi melancolici e rassegnati di una Mrs. Robinson (Anne Bancroft) dal destino segnato e irreversibile che trova nel laureato, inesperto e insicuro, una panacea e un elisir di eterna giovinezza; l’interpretazione magistrale di un giovanissimo e allora sconosciuto Dustin Hoffman, calatosi quasi in modo incosciente nella parte del laureato impacciato e apatico, stereotipo del moderno eroe romantico sprofondato nel nuovo mal du siècle; le struggenti e indimenticabili melodie folk di Paul Simon e Art Garfunkel, che hanno accompagnato le sequenze del lungometraggio e formato con esso un binomio indissolubile, una cornice che si adatta con eleganza stilisticamente e ritmicamente perfetta al resto dell’opera, ma che allo stesso tempo ne costituisce la struttura portante.

Tuttavia, ciò che rende Il Laureato una rappresentazione evergreen e contestualizzata in ogni epoca è la profonda modernità insita nei suoi elementi in parte sopraccitati, propria di qualsiasi perpetuo capolavoro cinematografico e artistico-letterario.

VOTA
il tuo voto
/5
Esprimi il tuo voto su questo film:

.
.
.
.
.
Voto Silenzio in Sala: 4.5/5
Voto utenti: 3.7/5

Il tema dell’individuo che “rompe il sentiero stabilito per seguire il sentiero destinato” è indubbiamente il motivo principale di continuità col presente e col passato. Non a caso queste tematiche di impronta kerouachiana riappaiono sovente nel panorama artistico attuale (Into the Wild ne è una conferma) e cercano di reinterpretare e raffigurare nel miglior modo possibile l’apparentemente intoccabile “suono del silenzio” della corrotta ipocrisia borghese, rinnovata e viva in ogni epoca, che “parla senza comunicare e sente ma non ascolta”. Allo stesso tempo, anche il tema dell’amore e dei legami sentimentali si affacciano prepotentemente all’interno della trama intrecciandosi e andando a comporre un equilibrio scenico cristallino insieme al primo.

È proprio il modo in cui viene gestito lo scottante tema dei sentimenti e delle emozioni, che lega i tre personaggi principali tra di essi e con la società americana prerivoluzionaria, a conferire alla sceneggiatura una qualità unica e un carattere tragicomico, in cui l’angoscia e le svariate situazioni turbolente vengono stemperate al punto giusto da un’ironia pungente, ma mai invadente; anzi, in grado di ambientarsi, paradossalmente, in contesti spesso drammatici e donando un tocco di vivacità al complesso stilistico scelto dal regista Mike Nichols. Il puzzle viene poi completato dal singolare parallelismo che connota le due storie d’amore vissute dal protagonista maschile: due esperienze totalmente opposte (l’una basata su un rapporto squisitamente utilitario per entrambe le parti, l’altra contraddistinta da sentimenti limpidi e profondi per la superficialità dell’epoca), che andranno però a scontrarsi delineando il motivo principale del film e la determinante evoluzione psicologica del laureato. Divenuti iconografici, gli ultimi due minuti del film sintetizzano alla perfezione l’intero spirito dell’opera e la psiche dei protagonisti, ricostruendo una trama di sguardi e gesti emotivi che fanno dell’ultima scena un caso di scuola. L’unicità della pellicola in ogni sua singola sfaccettatura è stata ribadita, implicitamente e in maniera molto esauriente, dallo stesso Dustin Hoffman a proposito di un possibile sequel riadattato de Il Laureato: «I tempi sono cambiati, anche se nessuno potrà riportare quell’aria, quelle emozioni legate anche alla musica del film e la vivacità di Katharine Ross, in un’America così diversa che però continua ad affollare i concerti di Simon & Garfunkel».

L'immagine indelebile degli occhi melancolici e rassegnati di Mrs. Robinson e l’interpretazione magistrale di un giovanissimo e allora sconosciuto Dustin Hoffman, calatosi quasi in modo incosciente nella parte del laureato impacciato e apatico.

di Valerio Ferri
Sei d'accordo con questa recensione?
No
10 No
Condividi:
Nessun utente ha ancora scritto la sua recensione per questo film.
Sii il primo.

Scrivi la tua recensione per questo film DI' LA TUA
Lascia un commento a questa recensione.

Per evitare lo spam i commenti anonimi sono soggetti a moderazione e verranno pubblicati solo dopo essere stati controllati. Per commentare immediatamente effettua il login.

Login Registrati
COMMENTA
Lascia un commento in risposta a .

Per evitare lo spam i commenti anonimi sono soggetti a moderazione e verranno pubblicati solo dopo essere stati controllati. Per commentare immediatamente effettua il login.

Login Registrati
RISPONDI
Spiega il motivo della segnalazione:
Spam
Insulti
Altro, specificare:
SEGNALA

Commenti

Non ci sono commenti per questa recensione COMMENTA
REGISTRATI LOGIN

TROVA CINEMA


Città

Includi provincia

Tutti i film
Film specifico

REGISTRATI

LOGIN

Password dimenticata?

oppure

Entra con Facebook
Silenzioinsala.com utilizza i cookies per personalizzare e migliorare l'esperienza degli utenti.
Leggi la dichiarazione sulla privacy per saperne di più.
Sono d'accordo