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Happy Feet 2 Recensione


Happy Feet 2 Recensione

Recensione Silenzio in sala
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Sono passati cinque anni da quando Happy Feet ha vinto l’Oscar come Miglior Film d’animazione. La storia del piccolo pinguino ballerino che convince gli umani a vietare la pesca artica ha fatto il giro del mondo, mietendo successi e (tenui) critiche.

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Voto Silenzio in Sala: 4.0/5
Voto utenti: 3/5

La Warner Bros. ha affidato a George Miller il compito di realizzarne il seguito, confermando i personaggi più divertenti della pellicola originale ed introducendone nuovi.

Mambo e Gloria sono cresciuti, si sono sposati e sono diventati genitori del piccolo Erik. Proprio come suo padre, anche il cucciolo è un “diverso”: ha la fobia del ballo in una comunità in cui ormai, grazie a Mambo, il ballo è diventato un bene comune. Incapace di accettare le risate di scherno dei suoi compagni, Erik si allontana dai pinguini imperatore e si avventura per gli impervi sentieri ghiacciati del Polo Sud. Durante la sua marcia, incontra "the Mighty Sven", un pinguino dal becco colorato capace di volare. Quando Mambo cerca di convincere il figlio a tornare a casa, potenti scosse nel terreno fanno sprofondare la comunità dei pinguini imperatore.

Mambo e Gloria sono cresciuti, si sono sposati e sono diventati genitori del piccolo Erik

E così, mentre Sven chiama a raccolta la comunità dei pinguini adelia e Adone (il Guru) riuscirà ad attirare l’attenzione degli alieni, Mambo riunirà tutte le famiglie animali – dai microscopici krill ai mastodontici elefanti marini – per liberare la popolazione di pinguini intrappolata da un muro di ghiaccio.

George Miller si conferma un abile direttore d’orchestra. I coreografici balletti di Mambo sono nuovamente ispirati a quelli di Savion Glover mentre le musiche di Pink si sposano perfettamente con la colonna sonora di John Powell. Il ballo, quindi, continua a giocare un ruolo chiave all’interno della pellicola, capace di scaldare i cuori e colorare le immense distese di neve. Il contrasto cromatico viene ripreso dallo stesso Miller per raccontare (tramite flashback) la storia di Adone e Sven salvati dagli alieni.

Quando le tonalità bianche e nere, in aggiunta all’uso di un’ampia scala di grigi, si scontrano con oggetti e fotogrammi colorati, la salvezza è vicina. E così, se nel primo capitolo il maglione colorato del Guru era il segno distintivo di poteri mistici, nel secondo il becco colorato di Sven diviene il simbolo della speranza in un futuro migliore in cui anche i pinguini saranno in grado di volare. Con gag simili a quelli di Scrat de L’era glaciale (i krill che si aggirano tra i ghiacci del Polo Sud in cerca di fortuna), Happy Feet 2 è soprattutto il racconto di crescita interiore di un piccolo pinguino, della sua fragilità e del suo bagaglio di problematiche filiali, e in cui, la persona che più di ogni altra vorrebbe aiutarla e farla sentire protetta - suo padre - è, paradossalmente, proprio quella che la espone al ridicolo e la ferisce. Se Bill e Will - i due krill - vogliono scalare la catena alimentare e sentirsi parte di un mondo che non riesce nemmeno a vederli, Mambo vuole soltanto essere amato dal figlio. Completamente ammaliato da Sven, Erik non si accorge di quanto il pinguino volatile sia codardo a differenza di suo padre disposto a sacrificare la propria vita per lui e per i suoi compagni. Un applauso, dunque, a Miller che ci ricorda che non sempre la pietra più brillante è anche quella più preziosa.

di Martina Calcabrini
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