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Recensione Silenzio in sala
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Dopo il successo di Femmine contro maschi e dopo aver collaborato alla sceneggiatura del film d’esordio di Massimiliano Bruno Nessuno mi può giudicare, Fausto Brizzi torna al cinema con una commedia dai toni leggeri che pone al centro della narrazione il difficile rapporto tra uomo e donna nelle relazioni amorose. Girato in 3D e originariamente intitolato Sex 3D, Com’è bello far l’amore è la quarta collaborazione tra il regista romano e il comico Fabio De Luigi che Brizzi aveva già diretto in Ex oltre che nel tandem Maschi contro femmine.

De Luigi interpreta Andrea, il marito nerd di Giulia (Claudia Gerini).

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Voto Silenzio in Sala: 3.0/5
Voto utenti: 3/5

Il loro matrimonio ventennale – da cui è nato Simone (Alessandro Sperduti) – viene travolto dall’arrivo di Max (Filippo Timi), un pornoattore da sempre innamorato della sua migliore amica, Giulia. Sotto i consigli “professionali” di Max Twenty-five, Giulia e Andrea cercheranno di capire cosa c’è che non va nel loro rapporto dal punto di vista sessuale.

Sin dal suo esordio campione d’incassi con Notte prima degli esami, Fausto Brizzi si è guadagnato una posizione di riguardo nel cinema di intrattenimento. Il suo è un cinema che non chiede nessuno sforzo interpretativo allo spettatore, ma che anzi lo accompagna in un’ora e mezza di totale assenza di pensieri. Sebbene Brizzi possa teoricamente considerarsi un autore (il più delle volte scrive e dirige il film - per questa pellicola ha scritto anche il testo della colonna sonora), è evidente come le sue storie non siano fatte per denunciare o mostrare uno stile, ma semplicemente per mettersi al servizio del pubblico. In questo senso è emblematica la divertentissima scena iniziale, in cui uno strepitoso Filippo Timi si rivolge direttamente alla platea, contrapponendo i roboanti film mainstream ad un cinema d’autore noioso, utile solo a non disturbare le manovre amorose in sala, e capeggiato – secondo il regista – da Marco Bellocchio e Lars Von Trier. In pochi minuti di film il regista si pone immediatamente dalla parte del pubblico medio, non dimenticando tuttavia uno spettatore più scafato, capace di notare citazioni e omaggi a Blake Edward e John Landis.

Tuttavia, come si è accennato, Brizzi è interessato soprattutto a divertire, e vi riesce agevolmente grazie alle interpretazioni del cast. Timi, specializzato in ruoli drammatici e di grande spessore, si scopre attore comico, improvvisando (nel migliore dei modi) un attore di film porno con cinquemila compagne e un solo grande amore.

Sotto i consigli “professionali” di Max Twenty-five, Giulia e Andrea cercheranno di capire cosa c’è che non va nel loro rapporto dal punto di vista sessuale

Pornostar dal cuore tenero, Max rappresenta il punto chiave di questa commedia: l’attore di film erotici che si scopre consulente per una coppia “normale” è il vero motore trainante della pellicola, e ben si palesa nei duetti tra Timi e il divertente De Luigi. I loro scambi dialettici sono alcuni degli elementi più riusciti della storia, pur giocando su stereotipi consolidati nella cultura nostrana (la passione per il calcio; la coppia con figli che non riesce ad avere un rapporto sessuale). La sceneggiatura di Brizzi, Marco Martani e Andrea Agnello riesce a strappare più di una risata, pur con qualche perdita di ritmo, anche a causa di alcune battute prevedibili. Quello che manca è una comicità consequenziale: Com’è bello far l’amore, infatti, si fonda su un tipo di commedia ad episodi: gag e situazioni divertenti si rincorrono per tutta la durata della pellicola, manifestandosi però come segmenti autosufficienti.

Si pensi, ad esempio, alla scena in farmacia, dove Fabio De Luigi viene “assalito” da un efficiente commesso; o alla scena della bambola gonfiabile del figlio Simone. Sequenze che, nonostante spezzino lo scorrere della narrazione, non affaticano più di tanto la fruizione d'insieme.

di Erika Pomella
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