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The Raven Recensione


The Raven Recensione

Recensione Silenzio in sala
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È sempre difficile realizzare un film che parli della vita e delle opere di un artista fin troppo celebre, bizzarro, maledetto. Se l’autore in questione, poi, è Edgar Allan Poe, una delle personalità più controverse e dissolute della letteratura, trovare un’opera scevra da qualsiasi tipo di pregiudizio è davvero difficile, se non impossibile.

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Voto Silenzio in Sala: 3.0/5
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Per questo motivo, gli sceneggiatori Ben Livingston e Hannah Shakespeare hanno deciso di scrivere una storia che, utilizzando i macabri delitti descritti nei suoi racconti come una sorta di macguffin, parlasse della mente allucinata dell’uomo dietro la penna. Con la regia di James McTeigue (V per Vendetta), The Raven si caratterizza come un giallo moderno e movimentato che si avvale di una coppia (scoppiata) di detective alla Holmes & Watson.

Baltimora, 1849. Edgar Allan Poe sta attraversando un difficile momento della sua vita: scrittore senza ispirazione e uomo pazzo d’amore per una donna che non potrà mai sposare. Quando una madre e una figlia vengono brutalmente assassinate come le protagoniste di uno dei suoi romanzi, il detective Emmet Fields inizia ad interrogare l’artista. Durante l’interrogatorio, però, viene commesso un altro brutale omicidio ispirato ad un altro suo racconto, e inoltre viene rapita la donna che ama. Il killer, allora, sfida apertamente l’abilità investigativa dello scrittore: per salvare la vita della sua amata, dovrà scrivere un nuovo racconto e utilizzare le tracce lasciate vicino al corpo delle sue vittime per trovare quello della ragazza.

Un’oscurità tetra e malata, vinta dalla fioca luce di una candela, strade dissestate attraversate al galoppo di cavalli furenti, passioni proibite vissute dietro maschere carnevalesche. Sebbene l'opera di McTeigue nulla abbia a che vedere con i famosi adattamenti prodotti da Roger Corman nei lontani anni ’60, e John Cusack non incuta lo stesso terrore spettrale di un Vincent Price, The Raven è una pellicola che si lascia piacevolmente guardare.

Baltimora, 1849

Le ambientazioni e le scenografie gotiche, le musiche inquietanti e la rappresentazione cruda, macabra e sanguinaria dei delitti non possono non coinvolgere lo spettatore. La Baltimora di fine Ottocento sembra dipinta con cura e definizione, mentre ampie pennellate di rosso sangue, schizzano per le strade, nelle case, sui volti e sui corpi di vittime innocenti. E se “la follia, il peccato e l’orrore sono l’anima dei racconti di Poe”, l’oscurità, la nebbia e la paura rappresentano lo spirito di un film che, passo dopo passo, scava nelle più profonde fobie e arriva a colpire proprio quello a cui teniamo di più: la possibilità di amare qualcuno incondizionatamente senza dover scendere a compromessi.

di Martina Calcabrini
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