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Recensione Silenzio in sala
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Fortemente voluto da Johnny Depp, The Rum Diary – Cronache di una passione è la libera trasposizione di uno dei primi romanzi di Hunter S. Thompson, autore che l’interprete di Pirati dei Caraibi aveva già omaggiato nell’acclamato film di Terry Gilliam Paura e Delirio a Las Vegas, nella parte di Raoul Duke, alter ego del giornalista Thompson, famoso per aver dato i natali ad un nuovo tipo di inchiesta giornalistica nominata Gonzo Journalism.

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Voto Silenzio in Sala: 3.0/5
Voto utenti: 3/5

In qualche modo, il libro The Rum Diary può essere considerato l’antenato di Fear and Loathing in Las Vegas, un racconto dove erano presentati in nuce tutti gli elementi che, anni dopo, avrebbe portato alla nascita del romanzo autobiografico di cui sopra.

Il giornalista Paul Kemp (Johnny Depp), per placare le sue ambizioni da scrittore, vola a Portorico negli anni ’60 per entrare a far parte della redazione di un giornale in lingua inglese, il The Sun Juan Star, sull’orlo del fallimento. Della redazione fanno parte il giornalista Robert Sala (Michael Rispoli), che arrotonda lo stipendio facendo l’allevatore di galli da combattimento e Moberg (Giovanni Ribisi), giornalista di origini svedesi con un amore incommensurabile per l’alcool. Durante una notte da bagordi, Kemp incontra la bella Chenault (Amber Heard), fidanzata con Sanderson (Aaron Eckhart), uomo di successo che vuole trasformare la bella Portorico in una sorta di rifugio paradisiaco per uomini ricchi e di successo come lui.

Il camaleontico Johnny Depp, amico intimo di Thompson, rievoca voce e gesti del giornalista attraverso un grandioso lavoro attoriale (apprezzabile a pieno in lingua originale), rendendogli un omaggio che travalica il semplice lavoro artistico e che tocca corde più intime e, perciò, emotive. Accanto a lui una nutrita galleria di personaggi dà colore ad una pellicola che deve proprio all’impianto istrionico la sua maggior cifra di successo. Se il ruolo del viscido squalo dell’economia sembra plasmato sulle fattezze di Aaron Eckhart, dall’altro non si può non annotare l’incredibile ed entusiasmante prova di Giovanni Ribisi, perfetto e credibile nella parte di un uomo diventato l’ombra di se stesso, annientato dalla passione per l’alcool e vero discendente di quel Raoul Duke che Depp interpretò per Gilliam. Ma è la Puerto Rico di Bruce Robinson, ambientata in un periodo di forti movimenti politici ed esaltata dalla meravigliosa e limpida fotografia di Dariusz Wolski, la vera protagonista della pellicola, una sorta di paradiso artificiale, una piattaforma per rendere omaggio ad una delle cose più preziose dell’esistenza umana: la giovinezza. Con i colori pastello e le tinte forti che ne segnano i contorni, Portorico è un mostro tentacolare che imprigiona Kemp con promesse effimere come il fumo evocato dalla bevanda che dà il titolo all’opera: come fosse vista da occhi ebbri e arrossati, Portorico è un ricettacolo di allucinazioni, alcool, droghe e pazzie di ogni genere.

Della redazione fanno parte il giornalista Robert Sala ([Michael Rispoli]), che arrotonda lo stipendio facendo l’allevatore di galli da combattimento e Moberg ([Giovanni Ribisi]), giornalista di origini svedesi con un amore incommensurabile per l’alcool

In questo senso probabilmente non è un caso che a prestare il volto a Paul Kemp sia proprio il ribelle Johnny Depp, che non ha mai nascosto i suoi anni sbandati e turbolenti. Proprio lui, che ha marchiati sulla pelle i segni di quei giorni perduti, riesce a restituire allo spettatore la visione sfalsata di un mondo in transito, tra la purezza e la corruzione, tra la libertà della giovinezza e la responsabilità della vita adulta. Pur prendendo le distanze dal romanzo di ispirazione, e basandosi su una sceneggiatura che a volte mostra qualche punto debole in fatto di ritmo, The Rum Diary è in realtà l'omaggio ad un amico perduto, ad un età spensierata e alla nascita di un personaggio destinato, negli anni, a diventare leggenda.

di Erika Pomella
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