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Gli Infedeli Recensione


Gli Infedeli Recensione

Recensione Silenzio in sala
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Prendete un regista - Michel Hazanavicious - e il suo attore feticcio - Jean Dujardin - vincitori entrambi dell'Academy Award con The Artist; aggiungete una locandina che già da sola era riuscita a fare scalpore - tanto da mettere in dubbio la vittoria dei premi di cui sopra. Contornate il tutto con un sostanzioso numero di registi di talento e un coprotagonista - Gilles Lellouche, anche in veste di regista - che aveva già conquistato molte platee con l'interpretazione in Piccole Bugie tra amici, film di Guillaume Canet, inserito anche lui nella colorata galleria di personaggi adulteri.

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Voto Silenzio in Sala: 3.0/5
Voto utenti: 3/5

Miscelate il tutto ed ecco arrivare Gli Infedeli, film a episodi che tratta il tema reiterato ma sempre accattivante dell'indefeltà maschile.

Diviso in cinque episodi più un prologo, Gli Infedeli non presenta una vera e propria trama, offrendo al pubblico gag quasi sempre divertenti che hanno come trait d'union il tema del tradimento maschile e, soprattutto, il rincorrerersi di interpretazioni smaliziate da parte dei due protagonisti, Dujardin e Lellouche, anche registi dell'episodio ambientato a Las Vegas. Tra un episodio e l'altro, poi, trovano spazio dei brevi e brillanti sketch (diretti da Alexandre Courtes) che hanno non solo la funzione di entr'acte tra una vicenda e l'altra, ma anche quella di presentare due dei personaggi più riusciti dell'intera pellicola: Thibault (Guillaume Canet) e Simon (Manu Payet).

In una stagione cinematografica popolata da grandi successi francesi – Piccole Bugie tra amici, il campione d’incassi Quasi Amici, Il mio incubo peggiore, The Artist - Gli Infedeli riesce facilmente a ritagliarsi un proprio spazio, presentando un altro aspetto della produzione francofona, che non si fonda solo su commedie autoriali o film impegnati, ma capace di creare anche una commedia palesemente goliardica che non si assume nessuna responsabilità di stampo morale. Perciò tutti gli spettatori che, leggendo i nomi di Dujardin e Hazanavicious, si aspettavano un altro saggio iconografico sul cinema e sull’amore per esso, probabilmente rimarranno delusi da una pellicola che somiglia molto più alle vecchie commedie ad episodi. Va detto, tuttavia, che nonostante la tematica e i richiami piuttosto espliciti alla sessualità fedifraga, qualche gag comica e il reiterarsi di vecchi cliché fondati sulla nudità, tutti i registi riescono a cavarsela con un’eleganza innata, aiutati senz’altro dalle meravigliose doti istrioniche del cast, composto dai migliori attori francesi di nuova generazione. Dujardin torna alla commedia e ai toni ironici che hanno caratterizzato la sua carriera e che lo hanno reso un divo in terra natia; al suo fianco, lo splendido Gilles Lellouche riesce facilmente a duettare con il collega/amico, senza mai rischiare di esserne adombrato. Tra di loro trova spazio il geniale Guillaume Canet, che non solo restituisce il personaggio più divertente (Thibault), ma soprattutto traina il miglior episodio della pellicola, Gli Infedeli Anonimi, diretto da Courtès.

Tra un episodio e l'altro, poi, trovano spazio dei brevi e brillanti sketch (diretti da [Alexandre Courtes]) che hanno non solo la funzione di tra una vicenda e l'altra, ma anche quella di presentare due dei personaggi più riusciti dell'intera pellicola: Thibault (Guillaume Canet) e Simon ([Manu Payet])

di Erika Pomella
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