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Recensione Silenzio in sala
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Arriva l'ennesima rivisitazione favolistica, dopo la rilettura horror di Cappuccetto Rosso, l'adattamento scanzonato della Biancaneve di Tarsem. È ora Rupert Sanders a recuperare la fiaba della splendida ragazza dalla pelle bianca come la neve: a vestire i panni della più bella del reame c'è Kristen Stewart, la bella di Twilight che, con l'avvicinarsi della conclusione della saga che l'ha lanciata, non rinuncia a nuove sfide interpretative.

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Voto Silenzio in Sala: 2.5/5
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Al suo fianco, nei panni dell'(anti)eroe c'è il lanciatissimo Chris Hemsworth, ormai quasi onnipresente nelle grandi produzioni - come The Avengers o Quella casa nel bosco.

Ravenna (Charlize Theron) è una donna splendida, consapevole del potere che il suo fascino riesce ad ottenere in un mondo dominato dagli uomini. Proprio grazie alla sua avvenenza e ad un tocco di crudele furbizia, Ravenna riesce a sedurre il Re del Regno e a farsi sposare. Quando il suo consorte muore, Ravenna viene incoronata Regina e, mentre fuori dal castello le terre diventano sterili ed aride impoverendo i contadini che ci vivono, nella torre più a Nord viene tenuta prigioniera Biancaneve, la figlia del re. Quando la ragazza compie diciotto anni, Ravenna scopre di non essere la più bella del reame: la figliastra, infatti, è pronta a spodestarla. Allo stesso tempo, però, il cuore puro e incorrotto di Biancaneve rappresenta l'elisir di eterna giovinezza per Ravenna, che decide di ucciderla. Quando il fratello della regina, Finn (Sam Spruell) si reca nella torre per strapparle il cuore, Biancaneve riesce a scappare e a trovare rifugio nella Foresta Oscura. Qui si imbatte nel cacciatore che decide di aiutarla a raggiungere i vecchi alleati di suo padre e William (Sam Claflin), suo vecchio amico d'infanzia.

Lasciato da parte il grembiule e le mansioni da casalinga, Biancaneve indossa corazza e armatura e sfoggia monologhi scialbi che tentano di ricalcare quelli epici de Il signore degli anelli.

Lungo il cammino i due si imbattono in numerose avventure, fino ad allearsi con sette nani, capeggiati da Beith (Ian McShane). La resa dei conti tra Biancaneve e Ravenna si avvicina.

Prodotto da Joe Roth, produttore della rivisitazione in chiave fantasy di Alice in Wonderland di Tim Burton, Biancaneve e il cacciatore tenta di riscrivere una delle favole più famose al mondo, da una parte recuperando gli elementi oscuri del racconto d'origine, dall'altra cercando di arricchirlo di una lettura moderna. Lasciato da parte il grembiule e le mansioni da casalinga, Biancaneve indossa corazza e armatura e sfoggia monologhi scialbi che tentano di ricalcare quelli epici de Il signore degli anelli. Omaggiando palesemente la figura della sovrana inglese Elisabetta I, Kristen Stewart tenta di farsi artefice del proprio destino, combattendo per la libertà.

Al suo fianco il Cacciatore e William si straziano per l'amore della giovane, ma la sua missione viene prima di tutto - nel film manca la catarsi del bacio finale di vero amore, caratteristica fondamentale in ogni favola che si rispetti. Sebbene le intenzioni siano sulla carta interessanti e supportate da effetti visivi notevoli, il risultato è una pellicola che dopo la prima parte si è già persa lungo i confini di una storia universalmente conosciuta, e che, alla lunga, non avvince. Sanders recupera a piene mani riferimenti iconografici dalla cultura cinematografica mainstream. Da Harry Potter al già citato The Lord of the Rings; dalla scena delle sabbie mobili che richiama l'Atreiu de La storia infinita, alla foresta oscura che sembra quella in cui Wesley e Bottondoro si muovono ne La storia fantastica, senza contare i numerosi richiami alla serie di successo targata Abc Once upon a time. Sia che si tratti di omaggi consapevoli o rimandi inconsci, questi inserti non aiutano di certo la fruizione spettatoriale, che rimane bloccata in una reiterata sensazione di déjà-vu.

In questo pastiche postmoderno di citazioni e intenzioni, ad emergere è senz'altro la figura della Regina Cattiva, una maestosa Charlize Theron che alla disarmante bellezza aggiunge la capacità di modellare un irresistibile personaggio, cinico e crudele. A metà strada tra la Cersei Lannister di Game of Thrones(dal quale eredita anche il malsano rapporto con il fratello) e la sanguinosa contessa ungherese Erzebeth Bathory, Ravenna è una donna che sotto la sua forza nasconde un'estrema fragilità. Dietro lo stereotipo della donna malvagia e invidiosa si riscontra una personalità approfondita, che scava nel passato per trovare l'origine del desiderio di bellezza. Cresciuta dalla madre con la convinzione l'avvenenza può essere un'arma di scambio in un mondo patriarcale, Ravenna ha rinunciato alla propria individualità e alla propria esistenza, decidendo di reificarsi prima in un oggetto di seduzione e poi in qualcosa che va al di là dell'umano, freddo come una statua - emblematica, in questo senso, la scena del bagno nel latte, in cui l'attrice riemerge come una moderna Statua della Libertà. È lei il vero fulcro drammaturgico del film, tanto da caratterizzare la parte più riuscita della pellicola; nella prima mezz'ora, quando si contestualizza la storia, il film affascina e coinvolge. Quando poi si decide di tornare sui binari sicuri della storia d'amore, perde il mordente: eppure si ha la sensazione concreta che la macchina da presa aneli tornare sulla protagonista, su quell'elemento inquietante e ammaliante al tempo stesso.

di Erika Pomella
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