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Saw - L'enigmista Recensione


Saw - L'enigmista Recensione

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Contrappasso. E molto, molto sangue. No, non stiamo parlando della Divina Commedia e neppure di Seven. Saw - L’enigmista (con protagonisti Cary Elwes e Leigh Whannel) è un film estremamente coraggioso, crudo e non adatto a tutti, approdato nei cinema tra ondate di polemiche e accuse di portare sullo schermo tanta violenza fine a se stessa. Non fatevi ingannare. La pellicola in questione è infatti una piacevole ed originale sorpresa nell’ambito degli thriller/horror, panorama generalmente poco vario, popolato da belle ragazze in fuga e killer maniaci demotivati e deprimenti. L’enigmista è un personaggio diverso: degno erede di quel John Doe portato sullo schermo da David Fincher, l’enigmista non è un assassino nel senso comune del termine.

L’enigmista è un personaggio che non si dimentica; chissà che in futuro non entri a far parte della ristretta élite dei cattivi cinematografici che affollano l’immaginario collettivo.

Tecnicamente non ha mai ucciso nessuno, lui fa in modo che le sue vittime si uccidano da sole. Il suo scopo è insegnare ad amare la vita, a rendersi conto di quanto essa sia un bene prezioso e non vada sprecata. Certo lo scopo è nobile, un po’ meno lo sono forse i mezzi per ottenerlo.

Il regista è il giovane James Wan, praticamente esordiente dietro la macchina da presa.

La sua regia è pulita e funzionale, precisa e coinvolgente, anche se ogni tanto si lascia andare a ritmi da videoclip. Il film è gestito in modo intelligente ed originale fin dall’inizio (la cui sequenza rimane spiazzante e disturbante), procedendo per la vicenda vera e propria, sviluppata attraverso flashback rivelatori del passato dell’enigmista e dei segregati. I dialoghi non sono forse il punto forte del film ma i protagonisti regalano entrambi interpretazioni più che convincenti, contribuendo pienamente a creare un clima di disperazione e profonda tensione. In questo senso grande merito va anche alla fotografia, volutamente sgranata e inquietante, in grado di oscillare dall’oscurità più profonda, dove quasi niente è percettibile, ai toni abbaglianti di una luce abbacinante e raggelante. I toni sono accesi e aggressivi, il verde è il colore protagonista, perfetto nel creare l’atmosfera di claustrofobia. Il ritmo è decisamente serrato, le rivelazioni e i colpi di scena non mancano e anche la colonna sonora, martellante ed agghiacciante, contribuisce a creare una sensazione di disagio nello spettatore.

L’enigmista è un personaggio che non si dimentica; chissà che in futuro non entri a far parte della ristretta élite dei cattivi cinematografici che affollano l’immaginario collettivo. Un film che vi terrà incollati alla sedia a sudare freddo dall’inizio, a un finale da lasciare senza respiro.

di Ivan Zulberti
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