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Recensione Silenzio in sala
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Missouri, 1881, ultimo anno di vita del celebre bandito Jesse James (Brad Pitt). La rivalità del giovane Robert Ford (Casey Affleck), combattutto tra l'ammirazione e l'odio per il celebre fuorilegge, lo spingerà ad accettare l'incarico di uccidere James, finendo così per consegnarlo definitivamente alla mitizzazione come “il bandito americano”.

C'è una legge non scritta per la quale ogni western inizia sullo sfondo della guerra civile americana.

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Voto Silenzio in Sala: 4.0/5
Voto utenti: 3/5

Se a fare da quinta a qualche famigerato pistolero o bandito c'è il sud sconfitto, arso da un sole crudele e sventolato da un caldo e polveroso vento di disfatta, allora ci troviamo davanti ad un film che promette molto più di quanto la conquista dell'ovest non abbia mai raccontato sugli avventurieri americani di fine XIX secolo.

L'Assassinio di Jesse James per mano del Codardo Robert Ford narra il romanzo umano del più leggendario dei fratelli James, che verso la fine del '800 terrorizzavano il Missouri con rapine, assalti a treni e omicidi su committenza. Jesse James, interpretato da un magnetico Brad Pitt, in uno dei suoi ruoli meno celebri ma più riusciti, è un personaggio epico, a metà strada fra realtà e invenzione. Costruito sulla scia dei grandi protagonisti dei primi film della storia del cinema americana, uomini di ventura misteriosi che si spostavano da un capo all'altro del paese senza lasciare traccia della propria vita passata, il protagonista del film di Andrew Dominik è un personaggio che rivela la sua vita letteraria, prima ancora di quella cinematografica, nato dalla penna dello scrittore americano Ron Hansen. Il film di Dominik si rivela un romanzo su schermo dalla prima inquadratura e dai meravigliosi fuori campo che ne accompagnano il corso. Come tutte le storie che si rivelano già dal titolo, il romanzo di Hansen non era semplice da trasporre in immagini. Andrew Dominik riesce nell'impresa attraverso una scrittura secca dove lo spettatore sin dall'inizio comprende l'intero quadro narrativo e attende placidamente il susseguirsi degli eventi, riconoscendo sullo schermo tutti i punti cardinali su cui orientarsi. L'eroe, l'antagonista, lo sfondo, sono questi i tre elementi attorno cui Dominik costruisce una trama lineare e composta, la cui origine letteraria ne costituisce la vera impalcatura.

Un film classico, per intenzioni e stile.

narra il romanzo umano del più leggendario dei fratelli James, che verso la fine del '800 terrorizzavano il Missouri con rapine, assalti a treni e omicidi su committenza

La struttura, le musiche di Nick Cave, l'atmosfera - resa soprattutto dalla calda fotografia del plurinominato agli Oscar, Roger Deakins - sono quelle del duello western, con la contrapposizione di due protagonisti e lo scontro inevitabile tra il bandito che rispetta il codice d'onore e il traditore. Tuttavia le interpretazioni di Brad Pitt - Coppa Volpi al Festival del cinema di Venezia nel 2007 - e Casey Affleck - nominato nella stagione 2007-2008 a quasi tutti i premi attoriali esistenti, compresi Oscar e Golden Globe -, includono nella pellicola un grado di personalizzazione che sfila il film dal genere e lo sposta su un piano differente. Jesse James non è un bandito comune, è un eroe letterario, una delle più controverse figure della storia criminale americana. Robert Ford è il nuovo Paride, colui che nessuno faceva capace di un tale illustre assassinio, e di dare inizio all'epica del più famoso dei James.

Nelle intenzioni di Andrew Dominik c'è la rinuncia a raccontare la nascita di una nazione o quella dei suoi abitanti, preferendo la vicenda di due soli uomini, la cui rivalità colloca dietro al sipario consumato di uno dei più affascinanti strascichi di storia americana.

di Aurora Tamigio
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