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On the road Recensione


On the road Recensione

Recensione Silenzio in sala
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Prima trasposizione su grande schermo del romanzo generazionale di Jack Kerouac. Negli Stati Uniti degli anni '40, l'aspirante scrittore Sal Paradise (Sam Riley) incontra l'affascinante Dean Moriarty (Garrett Hedlund) e sua moglie Marylou (Kirsten Stewart) con i quali intraprenderà un viaggio indimenticabile fino al Messico, in un cammino di libertà e di scoperta di se stesso.

È il 1957 quando Kerouac pubblica On the road, romanzo simbolo della Beat Generation, 3 milioni di copie vendute, inserito da Modern Library nella classifica dei 100 libri più significativi del XX secolo.

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Voto Silenzio in Sala: 3.0/5
Voto utenti: 3/5

Nelle pagine del romanzo Kerouac ha saputo cristallizzare il ritratto dell'America combattuta tra le sue origini selvagge e la nascente società borghese, fra la libertà degli spazi sconfinati e le regole delle metropoli, in un mondo che ha visto germogliare i semi della contestazione dieci prima che nella vecchia Europa.

Quello che Sulla strada ha costituito, per gli stili narrativi venuti in seguito, è stato un vero e proprio genere letterario e dunque cinematografico. L'eterno topos del viaggio come esperienza conoscitiva è diventato da qui in poi un espediente che ha semplificato di molto il lavoro di scrittori e sceneggiatori. L'"on the road" è un genere a tutti gli effetti, un modo di fare cinema intorno ad un viaggio che i protagonisti compiono interiormente lungo il cammino per paesaggi meravigliosi o realtà da scoprire. Walter Salles si era già cimentato con il genere almeno altre due volte e dopo Central do Brasil, il vero successo è arrivato solo nel 2004 con I diari della motocicletta. L'operazione che Salles aveva iniziato sulla figura di Che Guevara, viene riproposta con un' altra icona, svecchiandone l'immagine e restituendo al mito quel tanto che basta a rendere la spensieratezza e l'acerbità di una vicenda letteraria e umana al contempo.

Anche se vanno apprezzate le ambiziose intenzioni di confrontarsi con un mito generazionale, nel passaggio da romanzo a film si è optato per un'eccessiva semplificazione degli schemi narrativi - evidente prima di tutto in una riduzione di coralità e di ampiezza nella scrittura dei personaggi. Nel concentrare l'intera vicenda per lo più sui rapporti fra i tre protagonisti, resta poco spazio agli interessanti comprimari, ad iniziare da Viggo Mortensen, nel ruolo di "Old Bull" Lee/William S.

Quello che ha costituito, per gli stili narrativi venuti in seguito, è stato un vero e proprio genere letterario e dunque cinematografico

Burroughs, teorico della Beat, fino alle donne, due belle prove di Kirsten Dunst nel ruolo di Camille e Amy Adams in quello di Jane. Coerentemente con una scelta registica impavida e sfrontata, Salles consegna i tre celebri personaggi protagonisti ad attori dell'ultima generazione di Hollywood: Riley, nei panni di Sal Paradise, aspirante scrittore di New York, alter ego di Kerouac, Hedlund come Dean Moriarty/Neal Cassady, e Kirsten Stewart come Marylou, la bella compagna di Dean, simbolo dell'anticonformismo femminile sul finire degli anni '50. I protagonisti di Salles sono volti noti del cinema scelti per interpretare giovani uomini e donne di sessant'anni fa, che condivisero il desiderio di libertà e la scoperta di un'America giovane ed eccitante, tra USA e Messico, posta loro dinnanzi come una metafora delle proprie vite: quella di Sal ancora da iniziare, quella di Dean da cui scappare.

di Aurora Tamigio
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