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Oltre le colline Recensione


Oltre le colline Recensione

Recensione Silenzio in sala
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Voichita (Cosmina Stratan) e Alina (Cristina Flutur) sono cresciute insieme in orfanotrofio e le lega un'amicizia profonda e ambigua. Quando Voichita sceglie di prendere i voti in un monastero della Moldavia, Alina cadrà nello sconforto e farà di tutto per trattenere a sé l'amica in Germania dove sta provando a costruirsi una nuova vita.

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Voto Silenzio in Sala: 3.0/5
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Ma Voichita è irremovibile e il dolore di Alina per l'abbandono, insieme alla rabbia contro il più cieco sentimento religioso, avrà conseguenze drammatiche.

Tratta da una storia vera, la trama di Oltre le colline sembrerebbe quella di un horror sui generis. Il convento, due amiche, un esorcismo. Ma l'ultima creatura di Cristian Mungiu, regista rumeno già Palma d'oro a Cannes nel 2007 con il discusso 4 mesi, 3 settimane e 2 giorni, è una scrittura complicata, intreccio di generi e stili. L'ambientazione fredda e austera del film, girato tra l'inquietante monastero moldavo e gli sconfortanti paesaggi di campagna, trova piena realizzazione nell'asettica fotografia di Oleg Mutu, oggettivante e perfetta per mettere su schermo una storia che non vuole più essere settaria, come per la pellicola del 2007, ma universale, per parlare di fede, amore, abbandono. In questo quadro assolutizzante si sviluppa la vicenda dell'amicizia fra Voichita e Alina, che scalda l'intero film di una dolcezza sconfinata e regala una delle più belle rappresentazioni di un sentimento mai portate su grande schermo.

Già in 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni Mungiu narrava di un mondo femminile, ma qui il regista rifugge quelli che erano stati gli eccessi e le morbosità del precedente film in favore di una narrazione sussurrata, che dispiega superbamente – considerando la mano maschile della regia - un sentimento muliebre. Alla base del film di Mungiu c'è pur sempre il romanzo di Tatiana Niculescu Bran, giornalista rumena autrice dei due libri inchiesta Deadly Confession e Judges Book, scritti in seguito al presunto esorcismo che provocò nel 2005 la morte di una ragazza in Moldavia; ma i due premi vinti a Cannes riassumono comunque l'eccezionalità dell'opera e del tocco del regista, capace di commistionare differenti generi e toni cinematografici, virtù acquisita già sul set dei primi film girati da aiuto regista, come Train de vie di Mihăileanu. In Oltre le colline si parte dal dramma, i cui contenuti oscillano dalla critica al fanatismo religioso fino alla rappresentazione della più truce solitudine, per arrivare infine alla rappresentazione fortemente psicoanalitica del rapporto di amore-odio tra le due amiche.

Il convento, due amiche, un esorcismo

Appena prima di scadere nel melodrammatico però Mungiu spoglia il suo film dei suoi abiti più melensi per vertere inaspettatamente al thriller, con un crescendo di tensione hitchcockiano che senz'altro unisce almeno due grandi tradizioni cinematografiche: il drammatismo cupo dell'est europeo e la vocazione più occidentale al noir.

Pilastri del film sono però inevitabilmente le protagoniste, due rivelazioni che hanno letteralmente conquistato Cannes. La loro Palma d'oro ex aequo premia due personaggi, quelli di Voichita e Alina che difficilmente sono concepibili e comprensibili separatamente. Le due interpretazioni sono infatti giocate sull'opposizione di personaggi quasi opposti. L'amicizia, forse amore, che le lega si racconta attraverso alcuni temi tradizionali della narrativa femminile - l'isteria per esempio - che porta Alina quasi alla pazzia e la riduce vittima di un esorcismo.

La conflittualità, persino violenta, tra Alina e il sentimento religioso si sviluppa come una rivalità sentimentale, nel duello con un Dio che, nella visione inquieta di Alina, prima le porta via l'amica di sempre e alla fine, attraverso la più insensata cecità religiosa, ha la meglio anche su di lei. L'interpretazione della Flutur è in questo senso illuminante: adatta persino nelle fattezze, androgine e delicate, per questo ruolo tormentato e difficoltoso, l'attrice, con una recitazione cruda e asciutta, turba lo spettatore, spiccando, anche se solo di poco, sulla Stratan.

di Aurora Tamigio
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