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Ralph Spaccatutto Recensione


Ralph Spaccatutto Recensione

Recensione Silenzio in sala
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In vista delle vacanze natalizie, la Walt Disney Pictures si prepara ad invadere gli schermi di tutto il mondo con il suo nuovo gioiello d’animazione. Prodotto da John Lasseter.

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Voto Silenzio in Sala: 4.0/5
Voto utenti: 3/5

Ralph Spaccatutto vede in cabina di regia Rich Moore, esordiente nel campo dei lungometraggi che aveva già fatto parlare di sé per aver diretto alcuni degli episodi de I Simpson e Futurama. A dare le voci ai protagonisti sono attori del calibro di John C. Reilly e Jane Lynch (la crudele coach di Glee).

La sala giochi è un paese dei balocchi per i più giovani: in essa spesso sono racchiuse piccole perle di divertimento. Quello che nessuno sa è che quando la sala giochi chiude, i protagonisti delle varie postazioni di gioco svestono i panni di eroi o antieroi per tornare a vivere la loro vita. Ralph Spaccatutto (John C. Reilly) è il cattivo di un gioco degli anni Ottanta che, per tutta la vita, si è visto rifiutato dai suoi concittadini non solo durante l’orario di lavoro, ma anche quando le luci della sala giochi si spengono. Il giorno del trentesimo anniversario del suo gioco, dopo una costruttiva visita alla riunione dei "cattivi anonimi", Ralph decide di andare a casa del suo amico/nemico Felix (Jack MacBrayer), dove tutto il paese sta festeggiando senza di lui.

Il regista, aiutato dalla meravigliosa sceneggiatura di Phil Johnston e Jennifer Lee, crea un mondo che poggia le sue basi sulla riconoscibilità di alcuni personaggi videoludici entrati nella storia, offrendo punti di riferimento che si reinventano in una nuova e più spassosa versione di se stessi.

Arrabbiato e deluso, Ralph accetta la sfida del sindaco: se riuscirà ad ottenere una medaglia sarà sempre il benvenuto. Inizia così per Ralph un’avventura tra vari mondi, da Hero’s Duty, dove incontra il sergente Calhoun (Jane Lynch), alla zuccherosa città di Sugar Rush, dove farà amicizia con la piccola Vanellope (Sarah Silverman), accusata dai suoi concittadini di essere un errore di sistema e quindi impossibilitata a gareggiare nella gara di go-kart, guidata dal cattivo Re Candido.

La Walt Disney ha sempre prodotto pellicole d’animazione in grado di affrontare tematiche universali con la grazia della fiaba. Pur non veicolando contenuti morali originali o innovativi, la grandezza di questa casa di produzione è quella di riuscire a parlare ad un pubblico vasto, e di irretirlo fino al punto di non riuscire più a tracciare il confine che separa il cinema per l’infanzia da quello più impegnato. Ralph Spaccatutto è l’ennesimo esempio di quanto questa strategia di narrazione sia efficace.

Da un punto di vista meramente drammaturgico, il film di Rich Moore non presenta un impianto innovativo. Al centro della narrazione c’è un uomo che cerca il suo posto nel mondo, che cerca di sfuggire ai canoni che la società gli ha incollato addosso. Un uomo che cerca di risolvere un problema che mina la sua individualità e che per farlo deve intraprendere una sorta di viaggio d’iniziazione - che richiama Tron e pellicole attigue. Attraverso mondi e situazioni diverse, da una parte è sospinto al di fuori del suo habitat naturale, dall’altra, paradossalmente, riesce a conoscere meglio la sua interiorità. Tutto questo, che di per sé sembrerebbe già visto o sentito, è contornato da una serie di scelte innovative e accattivanti, a partire dalla trovata di ereditare il mondo dei videogiochi arcade, trasformandoli in mondi sospesi, divisi solo da una serie di fili elettrici attraverso i quali è possibile viaggiare. Il regista, aiutato dalla meravigliosa sceneggiatura di Phil Johnston e Jennifer Lee, crea un mondo che poggia le sue basi sulla riconoscibilità di alcuni personaggi videoludici entrati nella storia, come Pac-Man, Super Mario, Sonic e così via, offrendo punti di riferimento che si reinventano in una nuova e più spassosa versione di se stessi.

Come spesso accade, tuttavia, il vero punto nevralgico della narrazione si fonda su protagonisti perfettamente delineati, dal punto di vista meramente estetico fino a quello più profondamente psicologico. Ad attirare le luci della ribalta sono Ralph e Vanellope. Se del primo predomina il carattere borderline, Vanellope si presenta allo spettatore come un'adorabile ladra: ma, man mano che la storia avanza, la macchina da presa indugia su di lei con una tenerezza infinita, evidenziandone la forza e, soprattutto, la fragilità. Proprio come Ralph, la piccola imbrogliona non vive bene nel suo mondo, dal quale non viene accettata, ma a differenza del suo nuovo gigantesco amico, il suo desiderio più grande è quello di amalgamarsi, di entrare a far parte di quel mondo arrivando anche a dominarlo. Due personaggi che, quando condividono la scena, esplodono come le bombe di mentos nel lago di diet coke di Sugar Rush, in uno spettacolo pirotecnico che deve molto all’animazione pop degli anime giapponesi a cui il 3D aggiunge una tridimensionalità altamente funzionale.

di Erika Pomella
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