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The Color of Time Recensione


The Color of Time Recensione

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Tratto dall’omonima raccolta del poeta Premio Pulitzer C.K. Williams, Tar è una pellicola che riunisce le forze creative di dodici registi, insieme autori anche della sceneggiatura.

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Partendo dalle suggestioni dell’opera di Williams, il film si costruisce come una sorta di raccolta di racconti, ognuno con un tono, un colore e uno stile diverso, caratteristica che costituisce l’aspetto più originale del film ma anche il più ostico. Dall’infanzia, passando per gli anni dell’adolescenza e delle esperienze formative, fino alla maturità, la vita di C.K. Williams (James Franco) attraversa un viaggio fisico – in macchina, on the road, nelle terre che lo avevano visto ragazzo - e mentale, percorrendo i propri ricordi, primo fra tutti quello della madre (Jessica Chastain), e dominato dalla presenza della dolce compagna (Mila Kunis), della famiglia e dell'amico di sempre.

Il procedere a ritroso è uno dei temi dominanti di Tar, percorso al rovescio nella mente del poeta, interpretato da un intenso James Franco combattuto fra esistenzialismo e materia, cui si alternano immagini d'archivio del vero C.K. Williams, ormai anziano, mentre recita i suoi componimenti davanti a una finestra affacciata su una metropoli americana. Adattare un film su una raccolta di poesie non è opera semplice da gestire, né per i registi né per gli attori. Certo è che nessuno stimolo creativo o visivo potrà mai essere più efficace di uno tratto dalla parola di un autore. Ed infatti, nonostante un cast hollywoodiano - oltre ai protagonisti, anche Henry Hopper e Zach BraffTar è un'opera collettiva che rivolge le energie per lo più alla realizzazione di immagini degne della migliore poesia, alla creazione di un mondo sospeso, tra i campi di pannocchie, gli alberi spogli o i prati primaverili, e di momenti di assoluta estaticità, come i due ragazzini che si abbandonano a tenerezze sotto un’automobile, il primo amore di un adolescente, il risveglio di un padre al suo bambino e ancora la passione fra uomo e donna, l'affetto fra madre e figlio, con concessione di attimi di vera suggestione emotiva come per la sequenza della morte del cavallo bianco del protagonista sopra un letto di foglie secche, composta, diretta e recitata superbamente.

Dodici registi esordienti, studenti di cinema della New York University, chiamati a raccontare un poeta attraverso i drammi della crescita, la scoperta dell’amore, il dolore per la malattia di un amico, in un racconto che sfugge la retorica e il melenso e preferisce fare della forma sostanza, soffermandosi sui dettagli e lavorando su una fotografia ispirata ai maestri americani dello scorso secolo, come William Eggleston e Gregory Crewdson.

Dall’infanzia, passando per gli anni dell’adolescenza e delle esperienze formative, fino alla maturità, la vita di C

In questa fede nella “bella immagine” la pellicola trova il punto di fusione e di coerenza dei dodici differenti punti di vista. Quello che a tratti porta il film a vacillare non è tanto la forma quanto la scelta dei contenuti da narrare. Anche se è vero che una vita è un racconto per forza oscillante, gli episodi – che virano dalla delicatezza di una madre che coccola il figlio dopo un incubo, al resoconto della prima esperienza d’amore, o ancora alla visione surreale di una fantasia erotica – portano il film a somigliare per struttura più ad un insieme di cortometraggi che ad una pellicola lineare. Flashback, ellissi, sequenze interrotte, sogni, visioni e bruschi risvegli si alternano dominati a malapena da un montaggio che di certo non ne agevola la fruizione.

Nonostante le imperfezioni insite in un'opera collettiva, sperimentale e per giunta d'esordio, i riferimenti ad un cinema di qualità non mancano. Vate ispiratore è soprattutto Terrence Malick, che dimostra, in questa pellicola, di aver lasciato la sua impronta sulla nuova generazione registica americana più di molti altri suoi pari. In particolare, la rappresentazione eterea, persino angelica, della figura della madre del poeta - interpretata da un’incantevole Jessica Chastain - di contro a quella rude e problematica del padre, sembra essere un vero omaggio a The Tree of Life. Così come nell'intimità delle immagini familiari, girate rudemente in un appartamento, o nelle sequenze on the road, sembra di rivedere quell'opera autoriale e inevitabilmente ispiratrice quale è stata To the Wonder.

di Aurora Tamigio
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