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The Impossible Recensione


The Impossible Recensione

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Si narra che durante la rappresentazione de La presa di Mileto, tragedia che drammatizza il nefando e mortifero assedio da parte dei Persiani della città di Mileto nel 494 a.C., il pubblico ateniese scoppiò disperatamente in un pianto partecipe e addolorato, assistendo alla messa in scena di eventi che lo avevano coinvolto fino a pochi anni prima. All’autore, il drammaturgo greco Frinico, venne inflitta una multa per aver ricordato quelle disgrazie e fu decretato il divieto a chiunque di rappresentare l’opera in futuro.

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Da allora, le opere di Frinico andarono perdute, ma il poeta viene ricordato come il precursore del prolifico filone tragico di argomento storico, e la reazione del pubblico, di fronte alla messa in scena di infausti avvenimenti così attuali, come esempio di catarsi fruitiva. L’immedesimazione spettatoriale, la fluida confluenza di tepori irrazionali, passionali o compassionevoli, è il solo modo possibile di farsi governare dall’alta marea di qualsiasi racconto, dalle mareggiate che solo a volte detergono, sovente investono e tramortiscono. Juan Antonio Bayona, che già nel folgorante esordio dimostrava di saper infondere nello spettatore tale instabilità emotiva, con The Impossible si ispira al catastrofico tsunami del 2004, affidandosi ad intense interpretazioni attoriali per giungere ancora più a fondo nel cuore del pubblico.

Maria (Naomi Watts) ed Henry (Ewan McGregor) arrivano il 24 dicembre in Thailandia per trascorrere, insieme ai loro tre figli, le vacanze natalizie. Ad appena due giorni dal loro approdo in quel paradiso di bianche sponde e notti stellate, inquietanti scosse del sottosuolo sorprendono la famiglia durante un momento ricreativo nella piscina dell’hotel. Mentre Maria rimane atterrita, un’ondata di fango emerge dal nulla sotterrando tutto ciò che incontra. Travolta, dibattuta e sanguinante, la donna riesce a salvarsi, e insieme a lei, il primogenito Lucas (Tom Holland). Claudicante e ferita, sorretta dal figlio sotto shock, la madre si mette alla disperata ricerca degli altri familiari.

J.A. Bayona tinge di commovente lirismo lo spettro psichico e sentimentale di quella parte di umanità sgretolata dalla disastrosa calamità dello tsunami che investì l'Oceano Indiano, scavando un solco profondo lungo il quale i protagonisti vengono sospinti nella stremante ricerca dei propri cari.

Mentre percorrono una valle di desolazione e liquame, trovare tracce di Henry e dei piccoli Thomas (Samuel Joslin e Simon (Oaklee Pendergast), diventa per Lucas una grande prova di crescita e per Maria il motivo per restare in vita.

Nello studio dell’acustica, si è soliti dire che all’origine di ogni suono vi sia una vibrazione. Come in fisica, anche gli scotimenti dell’animo umano nascono da ipocentri sismici di una qualche frattura dell'inerzia. E così come le onde sonore, soggette a irreversibili variazioni nel tempo, allo stravolgimento di un equilibrio varia anche l’andamento e la percezione della realtà e del suo peso specifico. In The Orphanage i rumori – sinistri, imprevedibili, sotterranei – venivano disseminati come rintocco cadenzato attraverso cui la dimensione dell’ignoto sospirava messaggi e richieste al mondo dei vivi.

The Impossible si adagia su un sostrato acustico che diventa, nello sprofondamento dalla luce astrale al baratro tellurico, e nella riemersione dai fondali marini ai bagliori della superficie, metro sensoriale col quale misurare le proprie paure, il proprio coraggio, l’intima forza di sopravvivenza. I sussulti percettivi che il regista spagnolo pone in risalto nella prima parte - l’iniziale e assordante volo aereo, la brusca chiusura di un’anta o di una porta, il delicato fruscio delle pagine di un libro, tutte trascinate e inghiottite dal vorticoso tremito della terra e dalle grida laceranti della perdita –, i silenzi contemplativi che li inframezzano e la struggente colonna sonora di Fernando Velazquez, diventano il percorso sonoro per affermare come niente possa rimanere uguale a se stesso. Esattamente come la pelle dilaniata e livida delle vittime - e del personaggio di Maria in particolare – che porta i segni del naturale passaggio da uno stato biologico ad un altro, migliore o peggiore, risanato o infetto, così tutto è destinato ineluttabilmente al cambiamento. Bayona tinge di commovente lirismo lo spettro psichico e sentimentale di quella parte di umanità sgretolata dalla disastrosa calamità dello tsunami che investì l'Oceano Indiano, scavando un solco profondo lungo il quale i protagonisti vengono sospinti nella stremante ricerca dei propri cari e di un'esangue, estrema speranza, accomunati tutti dall'illusione irrinunciabile che ciò che è andato perduto sia ancora in vita. Da qualche parte.

di Giuseppe Salvo
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