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A Royal Weekend Recensione


A Royal Weekend Recensione

Recensione Silenzio in sala
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Mentre Tom Hooper, regista dell'acclamato Il Discorso del Re, si dedica al musical di tema letterario con Les Misérables, Roger Michell porta nuovamente al cinema il personaggio di re Giorgio VI. Stavolta però protagonista non è il sovrano inglese ma Franklin Delano Roosevelt, che ha i riconoscibili tratti di Bill Murray.

Nel giugno del 1939, il Presidente degli Stati Uniti Franklin Delano Roosevelt (Bill Murray) si prepara a ospitare re Giorgio VI di Inghilterra (Samuel West) e la regina Elizabeth (Olivia Colman) per un weekend nella residenza di famiglia di Hyde Park sull’Hudson.

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Voto Silenzio in Sala: 2.5/5
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Alla vigilia della guerra, la visita reale è la prima ufficiale in terra statunitense e i preparativi scombussoleranno l'intero ordine domestico, soprattutto fra le donne Roosevelt. La più preoccupata è Eleanor (Olivia Williams) che oltre all'impegnativo weekend dovrà affrontare anche l'invaghimento di Roosevelt per Daisy (Laura Linney), sua affascinante e romantica cugina.

Il nome di Roger Michell porta alla memoria il romantico Notting Hill, impeccabile commedia british del 1999 con Hugh Grant e Julia Roberts, ma da quei tempi di gloria - e dal successo stellare al botteghino - di acqua sotto i ponti sembra esserne passata fin troppa. A Royal Weekend è il tentativo di portare al cinema la severa figura di Roosevelt con un approccio chiaramente rivolto al pubblico femminile: ovvero ruotando la vicenda sul personaggio di Daisy, lontana cugina del presidente, che gli rimase vicino fino alla morte nel 1945; figura romantica, capace di discostare il film dalla realtà storica più di quanto necessario. Se davvero Daisy fu l'amante di Roosevelt non è dato accertato: si può però affermare con sicurezza che, se è tendenza del cinema biografico degli ultimi anni cercare dietro a ogni uomo o donna della storia il lato più umano e accattivante, sulle “grandi donne” alle spalle di Roosevelt già si era detto a sufficienza. Per essere eletta fulcro emozionale della vicenda, Daisy - una Laura Linney meno convincente del solito - risulta un personaggio tutt'altro che indimenticabile. E ancor più che di quest'ultima, il vero deludente ritratto è quello del presidente che, anche nella brillante interpretazione di Bill Murray, resta un personaggio scritto con semplicioneria. Così come Giorgio VI, Bertie, anche stavolta timido e balbuziente: l'esempio di come un ruolo cinematografico possa restare orfano dell'attore che ne ha dato la prova migliore, ovvero Colin Firth, che lascia il posto a un Samuel West realmente impacciato.

Sull'idea complessiva del film poi, Roger Michell, mostra idee parecchio confuse: se da un lato infatti il regista realizza una pellicola rosata, primaverile e pastellata, dall'altro i personaggi maschili rappresentati sono troppo ingombranti e il contesto prebellico, anche se appena accennato, è già troppo evidente per essere relegato a sfondo di uno stucchevole weekend di campagna.

La guerra, l'incontro storico fra le due nazioni, il ritratto sincero di due uomini di potere sono elementi relegati alla sequenza dell'incontro fra il Presidente e il Re, l'unica veramente originale del film, nella quale l'atmosfera zuccherina si trasforma in una convinta e spigliata commedia dal sottile umorismo

Roosevelt il fascinoso, Bertie il timido, Eleanor l'integerrima e Daisy dai grandi occhi: la guerra, l'incontro storico fra le due nazioni, il ritratto sincero di due uomini di potere sono elementi relegati alla sequenza dell'incontro fra il Presidente e il Re, l'unica veramente originale del film, nella quale l'atmosfera zuccherina si trasforma in una convinta e spigliata commedia dal sottile umorismo. C'è da domandarsi come mai tale mood non sia stato scelto per l'intera narrazione, al posto di questo vezzoso affresco dell'ambiente muliebre attorno al Presidente.

di Aurora Tamigio
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