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Recensione Silenzio in sala
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Dopo sette anni trascorsi assiso sulla poltrona di Governatore della California, puntellati solo da alcuni piccoli camei sul grande schermo, l'action hero per eccellenza torna a vestire i panni del protagonista. A quasi sessantasei anni, l'ex bodybuilder austriaco rigonfia i muscoli e riprende in mano la doppietta per combattere il male nel nuovo film di Kim Ji-Woon, uno dei più apprezzati filmmakers sudcoreani, autore degli acclamati Bittersweet Life e Il Buono, Il Matto, Il Cattivo.

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Voto Silenzio in Sala: 2.5/5
Voto utenti: 3/5

The Last Stand rimane sui canonici binari del film d'azione a stelle e strisce ma Kim ji-Woon, come sua abitudine, lo contamina abilmente con un po' di western vecchia scuola che risalta nell'ambientazione (la polverosa provincia sudoccidentale), nelle tematiche (il solitario in cerca di pace), negli stilemi (il duello finale nel deserto), senza snaturarne la carica testosteronica e fracassona, e il substrato umoristico.

Un pericolosissimo narcotrafficante, Gabriel Cortez (Eduardo Noriega), riesce in una spettacolare evasione durante il trasferimento nel Braccio della Morte eseguito dagli agenti governativi di John Bannister (Forest Whitaker). Cortez, alla guida di una mostruosa Corvette modificata capace di raggiungere i 500 km/h, rapisce l'agente dell'FBI Ellen Richards (Genesis Rodriguez) e si lancia verso il confine messicano, coperto dal suo esercito personale guidato dallo spietato Burrell (Peter Stormare). La salvezza di Cortez passa per la tranquilla cittadina di provincia di Sommerton in Arizona, il cui sceriffo è Ray Owens (Arnold Schwarzenegger), un ex SWAT di Los Angeles in fuga dalla città. Ad aiutarlo nella battaglia saranno i vicesceriffi Sarah Torrance (Jaimie Alexander), Figgie (Luis Guzman) e Jerry Bailey (Zach Gilford), la testa calda locale Frank (Rodrigo Santoro) e il maniaco delle armi Lewis (l'ex Jackass Johnny Knoxville).

Kim ji-Woon orchestra il film in due parti. Nella prima, a farla da padrone è la fuga di Cortez e l'attore principale diventa la poderosa Chevrolet Corvette ZR1: azione vorticosa, montaggio schizofrenico, riprese e manovre che strizzano l'occhio a Fast and Furious, dalle accelerazioni riprese mostrando i primi piani di Noriega e della Rodriguez alla sfida a “marcia indietro” contro la SWAT. La seconda parte leva il piede dall'acceleratore e sposa i ritmi più cadenzati del western: l'attesa per la battaglia finale, la ricerca del coraggio, l'umorismo (qui affidato principalmente al personaggio di Knoxville) fino al lungo conflitto per le strade della città e al finale uno contro uno a pochi metri dal confine messicano, nell'aria mossa dallo spietato sole del deserto. Se la morale di fondo degli action movies americani fa quasi sempre storcere la bocca (l'enorme quantitativo di armi e munizioni di Lewis sono la sola strada per la salvezza) così come un certo tipo di umorismo (l'innocua vecchietta che trucida a colpi di doppietta il criminale che le entra nel salotto), questi rappresentano una vera e propria manna per qualsiasi fan di Schwarzy.

Cortez, alla guida di una mostruosa Corvette modificata capace di raggiungere i 500 km/h, rapisce l'agente dell'FBI Ellen Richards ([Genesis Rodriguez]) e si lancia verso il confine messicano, coperto dal suo esercito personale guidato dallo spietato Burrell ([Peter Stormare])

Certo è che per il suo grande ritorno, con alla regia una sicurezza come Kim Ji-Woon, si poteva aspirare a qualcosa in più di un action sicuramente ben confezionato ma che non si allontana dalle decine di pellicole girate dall'attore di origine austriaca in quasi cinquant'anni di carriera.

di Marco D'Amato
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