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Recensione Silenzio in sala
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Stati Uniti, anni '70: luogo e periodo d'oro per il cinema Horror. Sono gli anni de L'Esorcista e di lì a poco prenderanno vita capolavori come Carrie - Lo sguardo di Satana, Le Colline Hanno Gli Occhi, Il Presagio e Halloween.

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Voto Silenzio in Sala: 4.0/5
Voto utenti: 3/5

È il 1974 e nella mente del 31enne regista texano Tobe Hooper dietro una porta, all'interno di una fatiscente casa colonica nel profondo Sud americano, si materializza un incubo terrificante nelle fattezze di un'icona della cinematografia horror, armato di sega elettrica e con il volto coperto da una maschera in pelle umana. Centinaia di volte emulato, imitato, copiato, Non aprite quella porta incarna, per moltissimi, il film dell'orrore per eccellenza.

Sally (Marilyn Burns) torna a visitare la vecchia casa dei nonni in Texas: con lei si mettono in viaggio il fidanzato Jerry (Allen Danziger), il fratello paralitico Franklyn (Paul A. Partain) e gli amici Kirk (William Vail) e Pam (Teri McMinn). Nel tentativo di trovare benzina in un casolare di campagna, Kirk e Pam vengono aggrediti da un energumeno mascherato armato di sega elettrica (Gunnar Hansen). Da quel momento i ragazzi sono vittima delle attenzioni dell'intera famigliola di pazzi cannibali che abita la casa.

Tobe Hooper stabilisce l'orrore nelle sterminate campagne del Sud degli Stati Uniti, mandandovi al massacro un gruppo di ragazzotti di città, prede totalmente indifese della folle caccia di Leatherface. La violenza è sempre presente ma raramente è esibita e la paura risiede sostanzialmente nell'atmosfera cupa, torbida e carica di angoscia che trasuda dalla pellicola. Il regista riprende la feroce mattanza con la freddezza di un chirurgo, che si riflette inesorabilmente nello sguardo dello spettatore: i canoni horror vogliono che il pubblico parteggi per gli eroi minacciati dal mostro di turno, ma qui è come se avessimo davanti agli occhi un documentario (e la fotografia sgranata di Pearl non fa che sottolineare questa sensazione) e la notevole antipatia di quasi tutti i protagonisti rende difficile parteggiare per Sally e compagni.

Gli omicidi si susseguono a una velocità impressionante senza lasciare un attimo di sosta: Hooper concentra in meno di un'ora e mezza un compendio di cosa deve essere un horror.

Gli omicidi si susseguono a una velocità impressionante senza lasciare un attimo di sosta: Hooper concentra in meno di un'ora e mezza un compendio di cosa deve essere un horror. La scena della cena con il vecchio nonno che prova a cibarsi di Sally e la risata isterica sul volto trasfigurato dalla paura della protagonista nel finale sono scene passate alla storia. Prodotto dallo stesso Hooper con un budget di circa 140 mila dollari, incassò solo negli USA 30 milioni: un successo colossale a cui il regista provò ad avvicinarsi successivamente con lavori del calibro di Quel Motel Vicino Alla Palude e Poltergeist, e che aprì le porte - nonostante il monito del titolo italiano - a quattro seguiti, il primo dei quali diretto dallo stesso Hooper, un prequel e un remake, tutti clamorosamente inferiori all'originale.

di Marco D'Amato
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