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Nella casa Recensione


Nella casa Recensione

Recensione Silenzio in sala
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Scritto dallo stesso regista e ispirato alla pièce teatrale Il ragazzo dell'ultimo banco del drammaturgo Juan Mayorga, Nella Casa è una commedia psicologica sul processo creativo, che non può che colpire per originalità, intrecci stilistici e citazioni intra e meta-testuali. Noto per le sue sperimentazioni sul processo narrativo, Ozon, dopo il successo di Sotto la sabbia (2000), Otto donne e un mistero (2002) e Swimming-pool (2003) torna con una pellicola che si ispira a Bunuel, Chabrol, Allen, Hitchcock, e a grandi pilastri della letteratura, affidandosi a prove recitative degne di nota: Fabrice Luchini, attore cinematografico e teatrale francese, (recentemente nell’ultimo Asterix & Obelix - Al servizio di Sua Maestà), Ernst Umhauer, giovane co-protagonista e l’attrice nominata all’Oscar Kristin Scott Thomas.

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Voto Silenzio in Sala: 4.5/5
Voto utenti: 3/5

Nel cast anche un'icona del cinema francese, Emmanuelle Seigner - moglie e musa di Polanski - nel ruolo di una moderna Bovary da salvare.

Un triste professore di letteratura e scrittore fallito, Germain, instaura un perverso rapporto con Claude, allievo dalle grandi abilità nella scrittura, apparentemente con l'obiettivo di affinare le capacità del giovane. Nella prassi porta i protagonisti a giochi pericolosi, che coinvolgono il processo creativo e i personaggi descritti, in un continuo rimando tra piano del reale, piano dell'immaginario e trasformazioni degli equilibri dei due sistemi, in una sorta di osmosi maieutica. Quando Germain assegna ai suoi alunni un tema come compito in classe, Claude conclude il suo con un classico "continua...": attraverso questo espediente retorico i due protagonisti iniziano a vedersi con una certa frequenza, Claude a ogni appuntamento consegna i temi/capitoli successivi, Germain li legge a casa con la moglie e apporta le correzioni negli incontri seguenti. Nulla di preoccupante, se non fosse che i personaggi del tema a puntate sono i vicini di casa di Claude: tutto ciò che in questa cronistoria di eventi viene modificato dall'autore e dal suo mentore per rendere la storia appetibile sul piano narrativo viene messa in scena sul piano reale dallo stesso autore, che si infiltra nella casa dei vicini diventando amico del figlio, Rapha. Così, agendo nel doppio ruolo di scrittore-protagonista, in questa sorta di autobiografia in fieri, Claude prende per mano Germain e sua moglie e li conduce da voyeur nella vita di una tranquilla famiglia della borghesia, costretta a sua insaputa ad un gioco delle parti, le cui regole e i cui comportamenti permessi sono scritti dagli autori-ascoltatori. Il padre è un uomo medio con il pallino per gli affari e per la Cina; la madre, Esther, una borghese in balia della noia, oggetto del desiderio dell'autore. Il figlio, solo un mezzo utile al protagonista per superare gli ostacoli e raggiungere il suo desiderio.

Nella prassi porta i protagonisti a giochi pericolosi, che coinvolgono il processo creativo e i personaggi descritti, in un continuo rimando tra piano del reale, piano dell'immaginario e trasformazioni degli equilibri dei due sistemi, in una sorta di osmosi maieutica

Realtà e immaginazione come due rette convergenti che si toccheranno nello splendido finale in punto massimo, dove forse è collocato il non ritorno di tutti i protagonisti in gioco.

La sensazione è di assistere ad un elegante esercizio di stile, in cui i continui artifici registici (embrayage e dèbraiage, che consentono allo spettatore di riconoscere la dimensione del racconto da quella reale), sono talmente ben realizzati da non apparire come meri leziosismi fine a se stessi, ma adempiono perfettamente al loro ruolo. In parte anche commedia psicologica e ironica, e allora ecco un classico clichè alla Woody Allen: la coda al cinema, e sullo sfondo la locandina di Match Point (storia di un intruso che si infiltra nella vita di una famiglia borghese). In parte thriller (in alcune sequenze il richiamo a Hitchcock è palese), in parte narrativa che si autoproduce, e come in Bergman gli autori fanno irruzione in campo. I cavalli di battaglia dei grandi pilastri del cinema sono sapientemente mescolati in un bricolage che, al servizio del film, alterna il ritmo del plot consentendo allo spettatore di rimanere incollato allo schermo, stupito, divertito, complice.

Tutti gli elementi classici sono innestati su un impianto narrativo simile ai più moderni giochi di ruolo, dove l'ascoltatore prende parte e sceglie il percorso da far seguire agli attori, decidendo finale, genere, rapporti tra le parti. Il tempo nel racconto poi ha un ritmo meraviglioso: la finzione insegue il reale, lo supera, poi lo aspetta, camminano insieme, si lascia oltrepassare. Nella casa è cinema consapevole, curato, colto. E mentre ci si aspetta una sbavatura, seppur minima, non si può fare altro che riconoscere la perfezione degli ingranaggi nell'assoluta e ricercata bellezza del tutto.

di Valentina Pettinato
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