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Recensione Silenzio in sala
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Nel 1940 all'editor della DC Comics Sheldon Mayer e allo sceneggiatore Gardner Fox venne un'idea: formare il primo gruppo di supereroi della storia. Sotto il nome di Justice Society of America, poi editata da Fox vent'anni dopo in Justice League of America, Superman, Batman, Aquaman, Flash, Lanterna Verde, Martian Manhunter e Wonder Woman fronteggiavano nuove minacce interplanetarie albo dopo albo, raggiungendo immediatamente il successo popolare.

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Voto Silenzio in Sala: 3.5/5
Voto utenti: 3/5

Imparata la lezione dai rivali, Marvel Comics nel 2012 traduce l'idea per il grande schermo con The Avengers mentre i dirigenti di Warner Bros. e Dc Comics studiano ancora nuove politiche per rilanciare il loro gruppo di supereroi al cinema.

In campo animato la compagnia americana ha sempre avuto pochissimi dubbi sul nome da caricare di responsabilità: nel 2001 affida al disegnatore/animatore Bruce Timm – al quale Batman e Superman devono molto – la produzione della serie animata della Justice League, a seguito dell'incredibile consenso riscosso dai lettori del nuovo corso della JLA (1997) scritto da Grant Morrison su disegni di Howard Porter. I personaggi di Kyle Rayner e Aquaman vengono sostituiti da John Stewart e da Hawkgirl, l'atmosfera futuristica viene ripresa da Batman Beyond e le storie si inchinano alla tradizione fumettistica. Il risultato è una serie ambiziosa, imperfetta, ricca di trovate interessanti e con dei personaggi che reggono il peso bizzarro e fantascientifico delle storie.

Dato per scontato l'entusiasmo di produttori e disegnatori nel trattare un gruppo di supereroi così eterogeneo, nella prima stagione la paura per il fallimento si nasconde dietro l'angolo: dopo l'avvincente introduzione dei personaggi in Secret Origins, le 12 storie – divise in 26 episodi – offrono uno spaccato sci-fi dell'epica americana, alternando picchi qualitativi eccellenti (se Legends è un riuscito omaggio alla Golden Age, The enemy below si rifà alle opere shakespeariane) a pericolose cadute di stile (si pensi al pessimo War world o al fantapolitico The Savage time, in cui l'immortale stratega prende il posto di Adolf Hitler durante la Seconda Guerra Mondiale). Ad ogni personaggio viene data l'opportunità di esprimersi attraverso un episodio in cui background e riflessioni restano inconfondibili (In blackest night e Fury). Ma se le serie individuali di Superman e Batman The Animated Series riuscivano a comporre un mosaico ricco di sfaccettature introspettive abbinate a grandiosi momenti d'azione, qui l'equilibrio si perde a favore dell'aspetto ludico. La sensazione è che gli autori abbiano preferito il mito della maschera all'individuo che la indossa, eccezion fatta per Injustice for all in cui la vulnerabilità di Batman viene messa a dura prova.

In campo animato la compagnia americana ha sempre avuto pochissimi dubbi sul nome da caricare di responsabilità: nel 2001 affida al disegnatore/animatore [Bruce Timm] – al quale Batman e Superman devono molto – la produzione della serie animata della , a seguito dell'incredibile consenso riscosso dai lettori del nuovo corso della (1997) scritto da [Grant Morrison] su disegni di [Howard Porter]

Una soluzione mitigata dalla scelta molto saggia di spalmare quasi ogni storia su 2-3 episodi per garantire una messa in scena mai superficiale o sbrigativa. Dal punto di vista grafico i disegni appaiono rifiniti, le animazioni fluide (con qualche leggero problema di prospettiva) e i personaggi splendidi, con caratteristiche anatomiche e caratteriali rivisitate tenendo sempre a mente la tradizione fumettistica. In definitiva, la prima stagione della Justice League è rivolta a tutti, giovani e meno giovani: utilizza una scrittura semplice ed efficace nel fornire la giusta dose di dramma, intrattenimento e commedia (a Flash viene affidato il compito di sdrammatizzare ogni situazione), offrendo al contempo una varietà di storie avvincenti a tal punto che, al termine della visione, si avverte la voglia di passare alle successive.

di Vito Sugameli
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