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Recensione Silenzio in sala
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Augusto (Vittorio Emanuele Propizio), degno figlio del secolo in cui vive, è affetto da una grave forma di dipendenza da internet, che porta suo padre (Massimo Ghini) a farlo ricoverare a Villa Angelika. Tra le pareti della clinica, tuttavia, il ragazzo fa amicizia con tre ragazzi, ognuno dei quali con una problematica che lo porta ad isolarsi dal mondo circostante.

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Voto Silenzio in Sala: 2.5/5
Voto utenti: 3/5

C’è Leonardo (Federico Costantini), germofobico che ha paura dello sporco tanto da sviluppare un disturbo ossessivo-compulsivo; c’è Guglielmo (Vincenzo Alfieri), affetto dalla sindrome di Turette, e infine c’è Mattia (il debuttante Guglielmo Amendola) che soffre di una forma grave di narcolessia. Da questa inaspettata amicizia e dalla consapevolezza che un’intera estate tra le mura di Villa Angelika sia quanto meno da evitare, i quattro amici decidono di rubare la macchina del direttore e mettersi in viaggio, on the road, verso Ibiza, meta agognata dalla maggior parte dei giovani in cerca di emozioni estive.

Il viaggio che il regista Luigi Cecinelli – qui alla sua seconda prova registica dopo Visions - è un tragitto che pur snodandosi sull’asfalto rovente di un’estate italiana, affonda le sue dita all’interno dei personaggi che mette in gioco. Lungi dal ricercare solo il mero divertimento di un’isola spagnola, i quattro protagonisti di Niente può fermarci, agiandosi su una colonna sonora di sicuro effetto empatico, si apprestano soprattutto a compiere un percorso intimo. L’estate di Augusto, Leonardo, Guglielmo e Mattia è il palcoscenico ideale per permettere a questi borderline di conoscere meglio se stessi, di scendere a patti con le proprie diversità, cercando di accettarsi non tanto per l’immagine che si vorrebbe dare di sé al mondo, quanto piuttosto per quello che in effetti si è, difetti e problematiche sanitarie incluse.

Con il respiro teen e la stagione estiva a fare da fondamento, Niente può fermarci sembra una miscela di vari film di stampo nostalgico/generazionale. Impossibile non sentire l’ombra di pellicole come Che ne sarà di noi, Notte prima degli esami e Immaturi. Eppure Cecinelli riesce a dare nuova linfa al racconto giovanilistico, non più fatto di nostalgici recuperi o di rincorse forsennate verso il ricordo perfetto da immortalare, quanto piuttosto di accettazione. Finalmente i quattro ragazzi, che presumibilmente si sono sempre visti esclusi dalla quotidianità dei “normali” riescono a ritagliarsi un proprio spazio, giocando da una parte sugli stereotipi della movida spagnola (tra discoteche e bagni rocamboleschi), dall’altra riuscendo finalmente a trovare, l’uno nell’altro, qualcuno in grado di comprendere i limiti che una malattia o un disturbo portano.

Il viaggio che il regista [Luigi Cecinelli] – qui alla sua seconda prova registica dopo - è un tragitto che pur snodandosi sull’asfalto rovente di un’estate italiana, affonda le sue dita all’interno dei personaggi che mette in gioco

Niente può fermarci non è neanche lontanamente un film perfetto: spesso la recitazione dei quattro attori principali lascia a desiderare e la sceneggiatura – curata, oltre che dallo stesso Cecinelli anche dall'Ivan Silvestrini di Come non detto - zoppica in più punti, lasciando intravedere stralci di banalità. Nonostante questi difetti piuttosto evidenti, il film di Cecinelli diverte e a tratti commuove, proprio per il suo desiderio di parlare con leggerezza, di non prendersi troppo sul serio, consapevole che la platea della stagione estiva ospita un pubblico in cerca di distensione e disimpegno intellettuali.

di Erika Pomella
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