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Comic movie Recensione


Comic movie Recensione

Recensione Silenzio in sala
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Film corale composto da 16 cortometraggi che scandiscono la suddivisione del film in episodi, Comic Movie è l’ennesimo parto della comicità americana più greve e deteriore, quella che fa della volgarità di infima serie uno statuto e un motore imprescindibile. Una derivazione che la scelta del titolo italiano contribuisce ad accentuare, distanziandosi dall’originale Movie 43 con la chiara idea di ammiccare al filone degli Epic Movie e Hot Movie firmati dalla premiata ditta Jason Friedberg e Aaron Seltzer.

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Voto Silenzio in Sala: 1.0/5
Voto utenti: 3/5

Due nomi che dovrebbero essere gli eredi della parodia che negli anni ’80 aveva visto Jim Abrahams e David Zucker assoluti protagonisti e che invece finiscono col costituirne solo l’aggiornamento cafone ed escrementizio.

In questo caso però il pedale sull’acceleratore del cattivo gusto è spinto davvero al massimo come di rado è stato fatto, ben oltre gli standard demenziali dei titoli sopraccitati e quelli ad essi direttamente riconducibili ci avevano abituati. Con scherno totale ed insistito del politically correct, Comic Movie si configura come un oggetto metacinematografico intento a farsi beffe degli stereotipi risaputi e risibili di Hollywood senza paura di scantonare in una comicità così triviale da risultare quasi disturbante, con punte di insostenibilità che mettono addosso la seria voglia di distogliere lo sguardo. Le gag del copione che uno sclerato Dennis Quaid propone al produttore Greg Kinnear arrivando a minacciarlo di morte sono così agghiaccianti che non può non venire il sospetto di trovarsi davanti a un’operazione talmente terrificante da essere studiata e voluta, caciarona nell’irritare e divertita nel mettere a disagio i potenziali avventori. A dispetto di questa possibile e comunque non del tutto errata lettura liberatoria, il film resta comunque indifendibile da qualunque prospettiva lo si osservi, con un manipolo di star assemblato al solo scopo di essere fatto a pezzi in un tritacarne di situazioni ignobili e pecorecce.

Su tutta l’operazione e su un baraccone che vorrebbe essere autoironico e corrosivo ma che in fondo appare solo nauseante, si staglia lunghissima e minacciosa l’ombra dei redivivi Farrelly. Dimenticati un po’ da tutti e non più sulla breccia come un tempo, i fratelli terribili della commedia sboccata a stelle e strisce fanno da padrini e da tutori a Comic Movie, oltre a curarne personalmente alcuni episodi, come a voler brandire nuovamente il proprio scettro contro il mondo e riprendersi così lo status un tempo indiscutibile di sovrani indiscussi del loro genere di pertinenza. Di fatto però, dopo una serie di titoli che ne hanno decisamente appannato la vena e lo smalto, tentare di riacciuffare la ribalta con un film così estraneo a qualsiasi canone di accettabilità rappresenta un tentativo velleitario e proibitivo, controproducente oltre ogni limite. Perché Comic Movie è un’offesa alla decenza così caustica e fuori di testa da mettere in discussione perfino il meccanismo stesso della risata, sfiorando a più riprese la dimensione dell’orrore puro e semplice.

Con scherno totale ed insistito del politically correct, si configura come un oggetto metacinematografico intento a farsi beffe degli stereotipi risaputi e risibili di Hollywood senza paura di scantonare in una comicità così triviale da risultare quasi disturbante, con punte di insostenibilità che mettono addosso la seria voglia di distogliere lo sguardo

Un boccone inaccettabile anche per i palati più grezzi.

di Davide Stanzione
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