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Il trono di spade Recensione stagione 4


Il trono di spade Recensione stagione 4

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Ritornano sul piccolo schermo gli intrighi di corte e le battaglie di Westeros, con una trama ricca di colpi di scena e attimi drammatici. Dalle menti geniali di D. B. Weiss e David Benioff. La narrazione segue quella di tre romanzi tratti dal best seller di George R.R. Martin Le cronache del Ghiaccio e del Fuoco (in particolare la parte finale di Tempesta di Spade), alcune parti de Il banchetto dei corvi e altre tratte da A Dance with Dragons. Il successo di pubblico è quello a cui la serie ci ha abituati, meritatissimo in questo caso, poiché l’intreccio narrativo conferisce agli episodi un ritmo incalzante e coinvolgente, reso ancora più interessante dalla sceneggiatura. Il cast è eccezionale e nuovi personaggi vengono interpretati da attori davvero credibili. Entra nel cast Pedro Pascal (The Good Wife, Homeland, Narcos), attore cileno che interpreta il ruolo del principe Oberyn Martell, descritto nei romanzi come un uomo dal naso appuntito, le sopracciglia arcuate e gli occhi neri, abile nel combattimento e dal temperamento focoso. Esattamente come appare nella serie televisiva. Del resto, è proprio questo uno degli ingredienti del successo de Il Trono di Spade: la cura del dettaglio, che appassiona i lettori più accaniti, accompagnata da una rivisitazione semplificata della versione televisiva, che rende la trama meno macchinosa rispetto ai libri. Cinque sono gli avvenimenti salienti della quarta stagione de Il Trono di Spade, attraverso i quali è possibile snocciolare la trama. Cinque immagini che resteranno per sempre impresse nella memoria dello spettatore, per la piega che danno all’intreccio narrativo e per il turbamento emotivo che suscitano.

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Un matrimonio fatale
La quarta stagione de Il Trono di Spade non risparmia lo spettatore dai colpi di scena sin dal secondo episodio. Nella capitale i Lannister sono i vincitori assoluti della Guerra dei Cinque Re, (grazie alla prodezza del folletto Tyrion in battaglia) e re Joffrey deve sposare la bella Margaery Tyrell. Durante i festeggiamenti del matrimonio (4x02, "The Lion and The Rose"), il re umilia e denigra suo zio Tyrion, costringendolo a fargli da coppiere di fronte alla famiglia e agli ospiti. Quando arriva la torta nuziale, Joffrey beve dalla coppa di vino portatagli dal folletto ma dopo qualche istante inizia a tossire e a soffocare. Cade a terra cianotico ed esala l’ultimo respiro, morendo tra le braccia dei genitori - i fratelli Jamie e Cersei Lannister - che tentano di aiutarlo, increduli e disperati. Prima di morire riesce a puntare il dito contro Tyrion. Repentinamente, Cersei grida al regicidio e urla alle guardie di catturare il presunto assassino, che viene rinchiuso in cella, in attesa di essere processato. Quando un personaggio odiato come Joffrey Lannister muore, la fiducia dello spettatore nelle scelte narrative di Martin viene restaurata. Possiamo tirare tutti quanti un sospiro di sollievo: ne Il Trono di Spade non sono soltanto i nostri personaggi preferiti a lasciarci. La morte del re è sconvolgente per due motivi: in primo luogo, avviene in circostanze del tutto inattese e violente, nonostante Joffrey non venga ucciso in battaglia (questa si che sarebbe stata una morte poco credibile, visto il temperamento pavido del soggetto); secondariamente re Tommen Lannister sostituirà il fratello sul Trono di Spade, nonostante sia ancora troppo piccolo per poter regnare senza una guida.

Cinque sono gli avvenimenti salienti della quarta stagione di GoT, attraverso i quali è possibile snocciolare la trama.

La fine di un amore oltre la Barriera
I fan più romantici storceranno il naso di fronte al destino della rossa Ygritte, nel penultimo episodio di stagione (4x09, "The Watchers On The Wall"). La sua eliminazione dalla serie non genera sollievo nello spettatore ma fastidio: l’evoluzione del personaggio di Ygritte nelle ultime due stagioni è stata bene diversa da quella di Joffrey Baratheon. La ragazza è passata dall’essere acerrima nemica dei Guardiani della Notte ad amante di Jon Snow, senza tradire mai la causa del suo popolo; la giovane Bruta muore da guerriera, colpita alle spalle da un dardo, ricevendo tra l’altro una fine ingloriosa. Nella stagione precedente Jon Snow aveva fatto ritorno alla Barriera, mentre i Bruti continuavano a marciare verso di essa, una volta scoperto l’inganno del bastardo Stark. Trovandosi schiacciato tra amore e dovere, Jon Snow aveva fatto la sua scelta: tenere fede a una promessa fatta tempo addietro, quando giurò di difendere la Barriera dai suoi invasori, anche a costo di tradire la propria compagna. Così ecco Ygritte, in compagnia del suo clan, tentare l’assalto finale alla Barriera dove fanno la Guardia Jon, Sam e gli altri. Grazie all’aiuto di giganti e mammut, i Bruti riescono a sfondare il cancello esterno della Barriera ma, durante la battaglia, Ygritte viene colpita dritta al cuore. La ragazza muore tra le braccia del suo amato, nel dissenso del pubblico che si era appassionato alla drammatica storia d’amore. Le ultime parole pronunciate dalla ragazza sono proprio le famose "You know nothing Jon Snow", mentre esanime si accascia tra le sue braccia. Eppure in questa quarta stagione una cosa il nostro caro Jon l’ha imparata: il cuore può far male tanto e più di una lama.

La Sacerdotessa Rossa
Un personaggio sul quale è giusto soffermarsi è Melisandre, la sacerdotessa rossa che tiene in pugno Stannis Baratheon. Molte delle scelte politiche che l’aspirante re dei Sette Regni compie in nome della sua signora, nonché del Signore della luce a cui ella rivolge le sue preghiere, sembrano guidate più da una momentanea infatuazione che da una delega strategica. La sacerdotessa rossa esige dei sacrifici umani per il Signore della Luce, allo scopo di avere esiti positivi nelle battaglie: così a Roccia del Drago, Melisandre fa bruciare vivi alcuni sudditi del re, tra i quali il cognato di Stannis, Ser Axell Florent, fratello della Regina (4x02, "The Lion and the Rose"). Non soltanto Stannis sembra vittima del fascino di Melisandre ma anche la stessa regina Selyse ne resta soggiogata, come se la sacerdotessa rossa fosse in grado di compiere incantesimi su coloro che incontra, rendendoli del tutto privi di una volontà autonoma. Vediamo infatti, nel settimo episodio della stagione ("Mockingbird"), come Melisandre riesca a convincere la regina a lasciar partire la figlia Shireen nonostante Selyse voglia farla restare alla fortezza. Questa scelta avrà delle ripercussioni gravissime sulla vita dei personaggi. Verranno fatte scelte talmente ingiuste e violente da farci accapponare la pelle, ma la figura di Melisandre resterà avvolta nel mistero, rendendola ancora più ricca di fascino. Nessuno sa come la Sacerdotessa Rossa riesca a convincere chiunque a compiere il proprio volere - o meglio il volere del Signore della Luce - eppure lei può ottenere ciò che vuole. Lascia perplessi la totale assenza di forza di volontà dei personaggi che a lei si affidano, i quali compiono ogni sorta di azione accecati dal suo candido bagliore. Sicuramente non si tratta di uno dei personaggi più amati della serie, ma nessuno può negare che si tratti di uno dei più interessanti.

Momenti cult

- La morte di Re Joffrey, l’evento più lieto della quarta stagione;
- Ramsay diventa un Bolton e si dirige a Grande Inverno;
- Le ultime parole di Ygritte;
- Quel "fiorellino" di Arya Stark nell’episodio 4x10;
- Il raptus omicida del folletto Tyrion.

Ser Mormont il traditore
Daenerys Targaryen, oltre a essere Madre Dei Draghi, è anche Distruttrice di Catene. Durante la quarta stagione, la vediamo procedere in direzione di Meereen, l’ultima delle città da liberare dalla schiavitù, accompagnata dai suoi fidati guerrieri. Una volta raggiunta Meereen, il comandante Verme Grigio riesce a penetrare nella città con un gruppo di Immacolati, fornisce le armi agli schiavi e li convince a ribellarsi ai loro padroni. A questo punto Daenerys può conquistare la città con facilità. Una volta conquistate anche Astapor e Yunkai potrà essere regina della Baia degli Schiavisti e governare le tre città. Nell’episodio ottavo, The mountain and the viper, la Khaleesi viene a conoscenza di ciò che lo spettatore aveva già chiaro: il tradimento passato del suo più intimo consigliere, Ser Jorah Mormont. Egli aveva infatti il compito di spiare le mosse di Daenerys per conto di Robert Baratheon, nonchè di portare informazione ad Approdo del Re attraverso Varys. Scoperto il tradimento, nonostante il sincero innamoramento di Ser Jorah avvenuto col passare del tempo, la Madre dei Draghi lo esilia per sempre da Meereen. Questo espediente narrativo è utile in quanto permette di far evolvere entrambi i personaggi di Daenerys e Ser Mormont attraverso l’azione del tradimento: vediamo infatti come le loro posizioni di partenza, durante la prima stagione, siano diametralmente opposte a quelle di arrivo, in questa quarta stagione. Da un lato la nostra Khaleesi, in origine spaurita e del tutto soggiogata al volere del fratello, diventa sempre più forte e, conquistando città e liberando schiavi, sempre più potente. Il suo sguardo diventa più severo di episodio in episodio e il suo animo si indurisce. Non crolla emotivamente, scoperto il tradimento di Ser Jorah, piuttosto lo esilia senza lasciargli alcuna possibilità di spiegarsi. Non condannandolo a morte, ella sembra però conservare quella bontà d’animo e quella limpidezza interiore che l’avevano contraddistinta nelle prime tre stagioni. Dall’altro lato, Ser Jorah Mormont, in origine spia al servizio della Capitale, si innamora della regina diventando per lei un vero e proprio consigliere. La trama de Il Trono di Spade è resa particolarmente coinvolgente da continui cambi di posizione dei protagonisti, che passano da eroi ad antagonisti, e viceversa, in modo frequente e repentino.

Arya e il Mastino
Una delle coppie più improbabili e belle della quarta stagione di GoT è quella formata da Arya Stark e dal Mastino. Prosegue il loro cammino verso Nido Dell'Aquila dove il Mastino, che tiene in ostaggio la ragazza, ha intenzione di chiedere un riscatto in denaro alla zia, in cambio della sua vita. Durante tutto il viaggio i due diventano mano a mano più intimi, fino a instaurare una sorta di relazione emotiva che sembra quella di un padre con la figlia. L’uomo le racconta il fatto più doloroso della sua vita, ovvero come il fratello Gregor gli procurò la cicatrice che deturpa il suo volto, ustionandogli parte della faccia. Un ulteriore e imprevedibile svolta della trama si ha quando i due incrociano Brienne e Podrick, che viaggiavano assieme lungo il loro cammino. Brienne, che giurò fedeltà a Lady Stark, duella con il Mastino per salvare la giovane Arya e gli infligge una ferita mortale. Nonostante ciò, Arya sceglie di non farsi aiutare da nessuno: fugge, lasciando morire il Mastino tra atroci sofferenze e ottiene un passaggio su un battello diretto a Braavos (la ragazza aveva conservato la moneta datagli da Jaqen). La sete di vendetta di Arya Stark guida ogni sua mossa, facendo scomparire qualsiasi traccia di compassione che il defunto padre, Ed Stark, si era premunito di insegnarle. Non vi è umanità nelle sue mosse e neppure l’innocenza che ci si aspetterebbe da una ragazzina così giovane. Eppure è proprio il padre che Arya vuole vendicare, dimenticando l’unica cosa che davvero onorerebbe la memoria del defunto: chi era Eddard Stark, Lord di Grande Inverno, e quali erano i valori in cui credeva.

di Livia Restano
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