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Il secondo film dedicato all’eroe con lo scudo a stelle e strisce si rivela un po’ a sorpresa un film corale, in cui vero protagonista è soprattutto lo Shield, l’organizzazione comandata da Nick Fury (Samuel L. Jackson), in cui operano altri protagonisti dell’universo Marvel, come Vedova Nera (Scarlett Johansson) e - da questo episodio - Falcon (Anthony Mackie).

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Steve Rogers, noto ai più come Capitan America (Chris Evans) si sta adattando alla realtà dei nostri giorni e lo Shield è diventata la realtà alla quale appartenere in un contesto che lo ha accolto come un eroe, ma che lo vede anche estremamente solo. L’organizzazione ha in Nick Fury la personificazione del proprio spirito e la mente che stabilisce ogni mossa, a volte ponendo i propri sottoposti nella spiacevole situazione di non essere mai certi di operare tutti per il medesimo fine. Nel corso di un’avventura che minerà le basi delle sue certezze rispetto all’organizzazione cui appartiene, rievocando nel bene e nel male inaspettati spettri del passato, il Capitano dovrà assumere su di sé gli oneri ancor più degli onori del comando, e prendere decisioni anche estremamente dolorose per capire di chi fidarsi davvero in un momento di estrema crisi.

Pienamente nel solco tracciato da The Avengers, Captain America: The Winter Soldier è ricco di rimandi alle saghe degli altri personaggi oltre che alla propria continuity interna, andando a consolidare un universo narrativo che ha trovato una nuova dimensione (la terza?) sul grande schermo. La caratteristica più evidente di questo nuovo film è quella rimarcata in apertura: Capitan America è il protagonista, ma è tutt’altro che un solista. Vedova Nera, e soprattutto Nick Fury, hanno ruoli determinanti per l’evoluzione della storia e, almeno nel caso di Fury, probabilmente le scene più interessanti. Un ruolo meno importante di quanto non si direbbe è invece quello del Soldato d’Inverno (Sebastian Stan) mero strumento nella mani di un nemico più insidioso e personaggio a sorpresa più prevedibile della storia. Complessivamente il film risulta pienamente in linea con gli standard ai quali ci ha abituato la produzione Marvel: ricchi effetti speciali, molte scene d’azione ben congeniate e dialoghi che non lesinano spunti divertenti.

Nel corso di un’avventura che minerà le basi delle sue certezze rispetto all’organizzazione cui appartiene, rievocando nel bene e nel male inaspettati spettri del passato, il Capitano dovrà assumere su di sé gli oneri ancor più degli onori del comando, e prendere decisioni anche estremamente dolorose per capire di chi fidarsi davvero in un momento di estrema crisi

In aggiunta a tutto questo, la presenza di Robert Redford arricchisce un cast di stelle che ha forse, e paradossalmente, il suo punto più debole proprio nel protagonista: Chris Evans è infatti poco efficace nel dare al proprio personaggio il carisma di un leader. Questo aspetto, che nel primo film poteva essere un effetto quasi voluto, trattandosi della genesi di un eroe che doveva arrivare a dimostrarsi tale, e che in The Avengers poteva essere scusato dalla presenza di Robert Downey Jr. nei panni di Iron Man, diventa stridente nel momento in cui il personaggio dovrebbe assumere sulle proprie spalle il peso di guidare i propri compagni. Assunta questa considerazione, che resta opinabile e non necessariamente da condividere, l’intrattenimento è sicuramente garantito, la profondità non è un obiettivo perseguito - e probabilmente neanche necessario – le premesse per il prosieguo della saga poste in modo assolutamente chiaro… a questo punto manca solo un buon capitolo dedicato ad Hulk.

di Roberto Semprebene
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