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Recensione Silenzio in sala
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Nell’Europa orientale, agli inizi degli anni ’20 del Novecento, rifulge nel pieno della sua notorietà il Grand Budapest Hotel, guidato dal concierge Gustave (Ralph Fiennes) i cui modi eleganti e l’inarrivabile charme lo rendono l’idolo di una moltitudine di ricche dame attempate. Gustave prende sotto la sua ala protettrice il nuovo ragazzo tuttofare, Zero Moustafa (Tony Revolori), e lo coinvolge in una spericolata avventura alla ricerca di un quadro prezioso lasciatogli in eredità da una defunta riccona.

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Voto Silenzio in Sala: 4.0/5
Voto utenti: 3/5

Per ottenere quanto gli spetta, Gustave e Zero dovranno evitare la spietata vendetta della famiglia della nobildonna guidata da Dmitri (Adrien Brody) che gli sguinzaglierà contro il malvagio sicario Jopling (Willem Defoe).

Per i film di Wes Anderson si dovrebbe creare una nuova categoria che esuli dalle classiche definizioni cinematografiche di genere: difficile trovare un altro regista che personalizzi così tanto le sue opere da renderle facilmente riconducibili nel giro di poche sequenze. Un gusto vintage nella trama, nella fotografia e nelle inquadrature, nei colori pastello che caratterizzano i suoi personaggi e i suoi luoghi, qui sapientemente contrapposti alle tinte cupe e scure dei militari e dei villains, un umorismo e un gusto per la parola perduto eppure ancora così affascinante.

Anderson ci propone un pastiche di generi spaziando dalla commedia al giallo al noir, costruendo un mondo fantastico dove “impossibile” è un termine senza senso (la fuga dalla prigione, la sparatoria, l’inseguimento sulla neve) e l’intrattenimento è l’unica cosa che realmente conta; il tutto mantenendo il consueto tono sognante, surreale, in grado di donare leggerezza e calore all’intera pellicola. L’intera vicenda è raccontata a distanza di diversi anni all’interno dell’hotel, ancora splendido ma decadente, dall'ormai vecchio Zero Moustafa (F. Murray Abraham) che narra la sua storia a uno scrittore (Jude Law): la sua voce trasporta lo spettatore in un tourbillon di situazioni e personaggi affascinati che danno ad Anderson il pretesto per metter su un cast d’eccellenza: Jeff Goldblum (il deputato Kovacs), Saoirse Ronan (Agatha), Edward Norton (l’ispettore), Harvey Keitel (Ludwig) e ancora Bill Murray, Lea Seydoux, Tilda Swinton e Owen Wilson. Non c’è dubbio però che il vero catalizzatore del film sia l’ottimo Ralph Fiennes, autore di una delle migliori interpretazioni della sua carriera: il volto magnetico del suo Monsieur Gustave, la sua capacità affabulatoria e il suo rapporto di lavoro e amicizia con Zero (splendida anche l’interpretazione di Revolori) sono il collante che tiene insieme tutto il complesso apparato costruito dal regista. Spaziando da Lubitsch a Wilder, Anderson scopre l’ennesima gemma di una collezione che si fa sempre più ricca. Il film è dedicato allo scrittore austriaco Stefan Zweig le cui opere furono bruciate dai nazisti nel 1933.

Un gusto vintage nella trama, nella fotografia e nelle inquadrature, nei colori pastello che caratterizzano i suoi personaggi e i suoi luoghi, qui sapientemente contrapposti alle tinte cupe e scure dei militari e dei villains, un umorismo e un gusto per la parola perduto eppure ancora così affascinante

di Marco D'Amato
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