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Recensione Silenzio in sala
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Prodotto da Marco Belardi in collaborazione con Rai Cinema e Lotus Production, Ti sposo ma non troppo è, a tutti gli effetti, la creatura di Gabriele Pignotta, di cui – prima in teatro, poi al cinema – è regista, sceneggiatore e protagonista. Il film, sua opera prima, si avvale di un cast d’eccezione, specie guardando ai ruoli al femminile: da Vanessa Incontrada a Chiara Francini, passando da Catherine Spaak e Paola Tiziana Cruciani la pellicola unisce due generazioni di teatro e cinema (e televisione), facendole incontrare con armonia e spiccata ironia.

La commedia, ed è chiaro sin da subito, si concentra sull’amore nelle sue forme più diverse ma soprattutto più attuali.

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Voto Silenzio in Sala: 3.0/5
Voto utenti: 3/5

Luca (Gabriele Pignotta), Andrea (Vanessa Incontrada), Carlotta (Chiara Francini) ed Andrea (Fabio Avaro, anch’egli coprotagonista di Pignotta a teatro) si trovano protagonisti a loro insaputa di una trama colma di equivoci, che unisce – e divide – le due coppie sia nel bene che nel male. Per un casuale scambio d’identità, le vite dei quattro personaggi finiscono per intrecciarsi ed essere travolte dall’esterna ricerca dell’amore perfetto. È il cosiddetto “Amore 2.0”, che nasce per chat, davanti ad uno schermo, iniziato per gioco ma poi – se reiterato – nocivo per la tranquillità della coppia. Tutti i personaggi si evolvono, fino a trovare un’isola sulla quale approdare col sorriso e con nuove consapevolezze. Il cammino, però, non sarà affatto facile: Luca conquisterà Andrea in maniera tutt’altro che sincera, mentre Carlotta – a pochi giorni dal matrimonio – vivrà una crisi profonda nei confronti del compagno Andrea, un po’ burbero ma profondamente innamorato. A fargli da cornice saranno i loro futuri suoceri, da una parte Luisa (Paola Tiziana Cruciani) ed Ernesto (Paolo Triestino), lei stressante ed invasiva, lui stufo ed arreso; dall’altra Michelle (Catherine Spaak) e Bruno (Maurizio D’Agostino), coppia elegante, aperta e moderna nei confronti della figlia Andrea.

Per Gabriele Pignotta l’esordio sul grande schermo centra l'obiettivo: cercare, seppur con poco, di dare ottimismo agli spettatori, non solo con la trama solare e divertente del suo lavoro, ma anche con la sua storia personale, con una carriera fatta di teatro e sbocciata quasi per caso in sala. La sua regia, di chiaro stampo teatrale, regala al pubblico un film dinamico, verace e quasi mai scontato.

Per un casuale scambio d’identità, le vite dei quattro personaggi finiscono per intrecciarsi ed essere travolte dall’esterna ricerca dell’amore perfetto

Lo aiutano nella realizzazione le interpretazioni del cast, sempre all’altezza del ruolo e mai fuori posto. Sulla linea di Tutta colpa di Freud, Ti sposo ma non troppo conferma l’ottimo trend intrapreso dalle più recenti commedie di produzione nostrana: meno volgari, più “fiabesche” e poco banali, dall’ironia non semplice e la capacità di affrontare la delicatezza di alcuni temi tabù attraverso il sorriso. Pignotta, che già aveva sceneggiato con Carlo Verdone Sotto una buona stella, sta attualmente scrivendo il nuovo film di Natale prodotto da Aurelio e Luigi De Laurentiis. Speriamo – con un pizzico di provocazione - che quanto di buono è stato mostrato nel suo primo lavoro, venga confermato con quello che tendenzialmente è considerato uno degli esperimenti più rischiosi per la considerazione di un regista.

di Riccardo Cotumaccio
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