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Recensione Silenzio in sala
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Freddo, fame e povertà sono solo alcuni dei motivi che portano un animale a lasciare il proprio rifugio per cercare il cibo indispensabile alla sopravvivenza. Forte del fascino avventuroso dell’impresa, l’americano Peter Leperiotis, dopo aver raggiunto il successo come animatore per Casper e Toy Story 2 – Woody e Buzz alla riscossa, siede in cabina di regia per firmare Surly Squirrel, un cortometraggio d’animazione che alterna humor e azione.

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Voto Silenzio in Sala: 2.0/5
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Apprezzato dalla Toolbox Entertainment, il filmato diviene ben presto una pellicola istrionica e stravagante che, unendo la trama di un heist movie e gag tipiche della slapstick comedy, riflette sul valore dell’amicizia.

1959, Parco Liberty, New York. Le scorte alimentari accumulate negli anni dagli animali del bosco iniziano a scarseggiare e il leader Procione incarica gli scoiattoli Andie e Grayson di recuperare arachidi dal vicino venditore abusivo. L’egocentrico e megalomane Spocchia, però, alterando i loro piani, impedisce la riuscita dell’operazione e, per questo, viene bandito dal parco. Costretto a vivere in città, barcamenandosi tra il freddo pungente e le pericolose gang di ratti, Spocchia scopre Noceland, un negozio pieno di noccioline usato come copertura da una banda di rapinatori. Aiutato da Andie, da Grayson e dal cane Precious, il protagonista riuscirà ad escogitare un piano per impossessarsi del bottino e sfamare l’intera comunità salvandola anche dalle grinfie del vero criminale.

Nascondigli segreti, complotti, rapine. La caotica realtà newyorkese è connotata da fughe, combattimenti clandestini e bande rivali. Il gruppo malavitoso del Boss King ha scelto di prendere in gestione un antiquato negozio di spagnolette per nascondere il progetto di rapinare la banca antistante.

Il film si connota come una pellicola doppiogiochista che, fingendo che realtà e apparenza combacino, rivela come Spocchia, in realtà, sia una sorta di anti-cavaliere che sceglie eroicamente di rinunciare ai propri meriti per non destabilizzare l’equilibrio raggiunto dalla comunità.

Scavando un tunnel sotterraneo, dunque, gli uomini vogliono entrare direttamente nel caveau e sostituire il carico monetario con quello alimentare. Contemporaneamente, nel sottobosco aleggia un alone di mistero tra gli ingenui abitanti della riserva che non si accorgono di essere manovrati da un burattinaio egoista e ottuso. Utilizzando un montaggio parallelo, Leperiotis segue le vicende di Spocchia, un insolito antieroe che, essendo considerato testardo e ribelle, viene allontanato dalla comunità, bandito dal villaggio ed esiliato ai confini della metropoli. Il punto di vista dell’outsider, dunque, prende il predominio su quello degli altri personaggi e lotta prepotentemente per la propria affermazione.

In questo modo, lo spettatore si trova costretto a condividerne il pensiero, a giustificarne le azioni e a parteggiare vivamente per il suo riscatto. Ampliando la lineare vicenda del cortometraggio originale, gli sceneggiatori Lorne Cameron e Peter Leperiotis colorano la vicenda con tonalità vintage e artificiali e realizzano una sceneggiatura complessa, altalenante e contorta che distoglie l’attenzione del pubblico dalla morale della storia. Con dialoghi spiccioli e superficiali, Nut Job - Operazione noccioline si connota come una pellicola doppiogiochista che, fingendo che realtà e apparenza combacino, rivela come Spocchia, in realtà, sia una sorta di anti-cavaliere che sceglie eroicamente di rinunciare ai propri meriti per non destabilizzare l’equilibrio raggiunto dalla comunità.

di Martina Calcabrini
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