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Recensione Silenzio in sala
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Candidato all'Oscar per l’intensa sceneggiatura de I ragazzi stanno bene, in cui indagava il valore della famiglia, Stuart Blumberg esordisce in cabina di regia con un dramma sentimentale che, aggiungendo un pizzico di cinismo a un’ironia tanto schietta quanto nera, analizza la dilagante crisi morale della società del XXI secolo.

New York, giorni nostri. Adam (Mark Ruffalo) è un brillante e incantevole uomo d’affari che frequenta un gruppo di riabilitazione per uscire dalla sesso-dipendenza.

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Dopo 5 anni di astinenza, incoraggiato da Mike (Tim Robbins), il suo supporto, e da Neil (Josh Gad), un recidivo dello “struscio” in metro, il ragazzo decide di mettersi in gioco con l'atletica Phoebe (Gwyneth Paltrow) per cui nutre una profonda ammirazione. Quando la ragazza scopre la verità su Adam, però, fatica ad accettarne l'oscuro passato.

Cartelloni pubblicitari invadenti, programmi televisivi provocanti, abiti succinti: la metropoli americana sembra, a tutti gli effetti, un girone infernale di lussuria e perversione che ingloba gli uomini e li inghiotte nel proprio vortice. Nonostante i numerosi, personali, tentativi di cambiare la propria indole depravata, l'unica ancora di salvezza risulta un gruppo di supporto in cui, esistenze diverse e, spesso, opposte, si incontrano per lottare insieme contro la stessa patologia. Connotata a tutti gli effetti come una malattia clinica che coinvolge la psiche, infatti, la dipendenza dal sesso dilania corpo e anima, distruggendo persino gli affetti e le passioni che i pazienti possiedono. E così, Neil perde il lavoro, Mike allontana il figlio galeotto e Adam rompe con l’adorata Phoebe. Uomini apparentemente antitetici, eppure, solidali, che si uniscono per riacquisire selfcontrol e riottenere una vita normale. Nonostante l'ilarità presente nel sottotesto e gag tragicomiche che coinvolgono anche Pink, la sceneggiatura redatta da Blumberg e Matt Winston (A.I.

Quando la ragazza scopre la verità su Adam, però, fatica ad accettarne l'oscuro passato

– Intelligenza artificiale), però, in preda allo stesso collasso emotivo che propone, cambia continuamente traiettoria, la devia e finisce per perderla. Tentazioni (ir)resistibili si rivela un compulsivo melodramma romantico che, abusando dell'intento moraleggiante e canzonatorio di cui dispone, finisce per rompere l'empatia inizialmente creata con lo spettatore.

di Martina Calcabrini
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