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Recensione Silenzio in sala
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Jimmy’s Hall rappresenta, per Ken Loach, un film di ritorni. Torna, infatti, al Festival di Cannes nel 2014, dopo aver conquistato la Palma d’Oro con Il vento che accarezza l’erba nel 2006.

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Voto Silenzio in Sala: 3.0/5
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Torna ad ambientare un film in Irlanda e, infine, torna alle tematiche a lui care: il risveglio della coscienza sociale in contrapposizione al “sistema”, la libertà individuale contro le istituzioni e la potenza dell’organizzazione collettiva.

Nel 1921, nello sperduto paesino delle campagne irlandesi in cui vive, Jimmy Gralton ha costruito una sala polifunzionale, una sorta di antesignano centro sociale, dove è possibile danzare, fare sport, discutere e imparare la musica, l’arte, la letteratura. Mal visto dalla chiesa locale e da alcuni compaesani, l’uomo viene accusato di comunismo e costretto a lasciare le sue terre alla volta dell’America, dove resterà per una decina d’anni. Tornato a casa, viene spinto dai ragazzi del paese a riaprire il suo centro che, nel frattempo, era stato chiuso e versava in pessime condizioni. Con il supporto degli amici, che avevano visto nascere e crescere la sala dieci anni prima, Jimmy riesce a riportare in vita il suo progetto e, con esso, anche gli antichi dissapori, mai veramente sopiti.

La vicenda, che richiama alla mente Footloose, viene trattata dal regista con semplicità e scorre leggera, pur riportando alcuni limiti nella costruzione dei personaggi. In modo un po’ naïf, per esempio, Jimmy e i suoi amici vengono dipinti come vittime sacrificali cui si contrappongono il clero e i rappresentati destrorsi del paese, tratteggiati sommariamente senza alcuno spessore caratteriale al di là della cieca opposizione.

Mal visto dalla chiesa locale e da alcuni compaesani, l’uomo viene accusato di comunismo e costretto a lasciare le sue terre alla volta dell’America, dove resterà per una decina d’anni

Sempre più presente negli ultimi film di Loach, non manca anche stavolta la componente umoristica, ma in gran parte la trama è resa meno ostica - soprattutto rispetto alle imponenti opere del passato - attraverso il tema della musica. Il canto, il ballo, le melodie irlandesi svolgono infatti un ruolo importante, oltre a contribuire alla creazione dell'inconfondibile atmosfera che porta la firma del suo autore. Inedita è invece la vena romantica che Ken Loach si concede in Jimmy’s Hall. In questo senso, è di emblematica bellezza la sequenza in cui Jimmy balla in silenzio nella sala con Oonagh, la donna da sempre amata, che non l’ha seguito in America costruendosi una vita con un altro uomo.

Il sacrificio del loro amore diventa, per il regista, funzionale nel portare avanti la tesi secondo cui l’individuo deve essere disposto a rinunciare a tutto pur di affermare i propri ideali. Annunciato inizialmente come il suo ultimo lavoro, non è difficile scorgere nell’attivista sociale Jimmy Gralton un possibile alter ego di Loach. Apprezzato soprattutto all’estero, il regista inglese ha spesso dovuto combattere per le sue opere in Gran Bretagna, a causa del dichiarato intento politico che caratterizza la sua filmografia. Jimmy’s Hall, pur non essendo l’opera più riuscita di Ken Loach, è probabilmente - soprattutto fra le ultime pellicole - quella che porta con più convinzione l'impronta del suo autore, diventando un’interessante sintesi poetica.

di Marta Marchesi
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