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Birdman Recensione


Birdman Recensione

Recensione Silenzio in sala
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Come nella precedente edizione, di nuovo è il Messico ad aprire il Festival del Cinema di Venezia. Ancora una volta è piano sequenza da fiato sospeso: nel 2013 era quello di Gravity di Cuarón, per Venezia 71 è il piano sequenza di due ore di Birdman (o L'inattesa virtù dell'ignoranza), di Alejandro Iñárritu.

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Voto Silenzio in Sala: 4.0/5
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Le coincidenze inoltre non finiscono qui: pur essendo assolutamente distanti, i due film sono accomunati dal medesimo direttore della fotografia, Emmanuel Lubezki, che firma con questa pellicola un nuovo, superlativo lavoro cinematografico.

Riggan Thomson (Michael Keaton) è un ex supereroe cinematografico che ha vissuto un grande successo negli anni novanta nei panni di Birdman (chiaro il riferimento al Batman incarnato da Keaton negli anni ’90). In piena crisi esistenziale - stanco di essere riconosciuto solo per quel ruolo - l'attore decide di percorrere una nuova strada, debuttando come regista nell’adattamento teatrale del testo di Raymond Carver "Di cosa parliamo quando parliamo d'amore". La messa in scena dell’opera però appare più complicata del previsto e le cose si complicano ulteriormente quando appare sulla scena un nuovo attore, Mike (Edward Norton), narcisista e folle, che sostituisce il precedente co-protagonista. Per il sessantenne Riggan, che si barcamena tra un rapporto difficile con la figlia Sam (Emma Stone) e una intricata storia sentimentale con Laura (Andrea Riseborough), un’attrice della compagnia, il suo tentativo di scollarsi da dosso l'etichetta di polveroso supereroe è costantemente minato non solo da un vortice di personaggi in cerca di autore ma dallo stesso supereroe, suo alter ego in costume che continua a torturarlo come voce del subconscio.

Un palcoscenico claustrofobico e maledetto, quello sul quale recitano i personaggi di Alejandro Iñárritu e su cui tragedia e commedia si agitano sgomitando, litigandosi lo spazio maggiore. Birdman è un film che conduce a teatro e, tra assoli ipnotici di batteria e piani sequenza senza stacchi, fa accomodare lo spettatore in poltrona per raccontare la differenza tra supereroe e super-io, tra fama e talento, tra Hollywood e Broadway. "A thing is a thing not what is said of that thing" è ciò che si legge sul foglietto attaccato allo specchio del camerino di Riggan, specchio che - meravigliosamente - riflette la locandina del film che lo ha reso una star, appesa alle sue spalle. Quella di Alejandro Iñárritu è la versione di una Hollywood possibile, in cui persino un decadente supereroe in costume potrebbe riuscire a diventare un attore impegnato e premiato dalla critica più difficile.

Il film è un capolavoro di caos danzante e le piste da seguire sono innumerevoli. Dalla "critica alla critica", nella sua sofisticata riflessione sull’Ego dell’uomo e su quello dei personaggi cinematografici, alla polemica sui social network e sui devastanti effetti della sovraesposizione e della distorsione della realtà.

Il film è un capolavoro di caos danzante: tra i tanti temi e le citazioni più o meno popolari, le piste da seguire sono innumerevoli. Dalla "critica alla critica", nella sua sofisticata riflessione sull’Ego dell’uomo e su quello dei personaggi cinematografici, alla polemica sui social network e sui devastanti effetti della sovraesposizione e della distorsione della realtà. Birdman è un film che trascina. In questo viaggio tra marciapiedi, tetti, camerini e palcoscenico non si può non provare empatia con i personaggi e la loro disperata e singhiozzante ricerca d'amore.

di Valentina Pettinato
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Syren | 10:42 18/01/16

"Una cosa è una cosa e non cosa si dice di quella cosa." Realismo e Surrealismo si fanno la guerra sul piano della finzione e della rappresentazione attraverso il linguaggio cinematografico che, come quello pittorico, è arte. Lo spettatore osserva, riflette e plaude. Il genio è genio. Chapeau al regista Alejandro González per "Birdman".

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