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Recensione Silenzio in sala
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In concorso al 71° Festival del Cinema di Venezia, Le Dernier Coup De Marteau di Alix Delaporte non decolla. A tre anni di distanza da Angèle et Tony, la regista mette in scena la crescita di un ragazzo alle prese con troppi problemi per la sua giovane età.

Victor (Romain Paul) è un bambino dalla vita complicata.

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Voto Silenzio in Sala: 2.0/5
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Vive in una casa fatiscente e passa le sue giornate ad accudire sua madre, malata di cancro. Come se non bastasse, Victor non ha mai conosciuto suo padre. L’occasione però si presenterà presto: il papà, infatti, in qualità di direttore d’orchestra, arriverà a Montpellier per dirigere un concerto, la Sesta Sinfonia di Mahler.

Il film della Delaporte presenta troppe piste narrative che rimangono sospese e inconsistenti, funzionali solo a dipingere i tratti di un ragazzo dalla vita difficile. Victor vive in un quartiere degradato dove si dedica con devozione alla sublime arte di insegnare la lingua francese alla comunità ispanica. Qui si innamora e manifesta incontrollabili segni di primi turbamenti emotivi per la giovane Luna, primogenita dei vicini. Victor ha un rapporto molto tenero con la madre: anche la ricerca del padre è un tentativo spasmodico di aiutare la giovane donna ad accettare le cure e sopravvivere assieme a lui. L’andamento narrativo del film, però, appare frettoloso e poco scandagliato.

Victor ha un rapporto molto tenero con la madre: anche la ricerca del padre è un tentativo spasmodico di aiutare la giovane donna ad accettare le cure e sopravvivere assieme a lui.

Tutte queste dinamiche si risolvono in corsa: il regista lascia intuire troppe cose e resta allo spettatore il compito più arduo, quello di legare insieme i vari pezzi e andare oltre la banalità di una trama che non cattura, non emoziona. Nel raccontare - come da tema prediletto del cinema francese - storie di personaggi deviati, umili e ai margini della società, il lavoro della Delaporte rimane purtroppo troppo "pulito" e semplicistico. Visto il soggetto abusato ci si aspettava qualcosa in più. Peccato, perché il titolo intrigava tanto e qualche licenza evocativa se la poteva permettere.

"L’ultimo colpo di martello", infatti, rimanda alla vita di Gustav Mahler, fil rouge di tutta la pellicola. Durante la sesta sinfonia esistono tre colpi di martello: il compositore lasciò libero arbitrio sull’eseguire l’ultimo o meno. Questo colpo di martello, che rappresenta la rottura, Mahler lo associa al dolore. Peccato che il protagonista, con quel martello, non riesca ad essere troppo convincente.

di Valentina Pettinato
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