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Effetto notte Recensione


Effetto notte Recensione

Recensione Silenzio in sala
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Annoverato dal Time tra i dieci capolavori cinematografici di tutti i tempi, Effetto notte di Francois Truffaut è un film nel film. La storia di una produzione - durante la quale viene girato Vita di Pamela - attraverso il racconto del lavoro di registi, attori e tecnici.

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Soprattutto però la pellicola è un omaggio all'unico grande amore di Truffaut: il cinema. Guardare i film del regista francese, del quale nel 2014 ricorre l'anniversario dei trent'anni dalla morte, è come strofinare una lampada magica con avidità e desiderio di vedere compiersi l'artificio e la magia. Non è un problema se egli mostra tre, quattro volte di fila il tentativo di girare una scena di pochi minuti: a ogni ripresa la si gusta per un motivo diverso. Francois Truffaut interpreta sè stesso nel ruolo di Ferrand, regista ossessionato dal proprio lavoro, dai dubbi e della perfezione. L'uomo rivive in sogno le fissazioni della veglia, le domande dei giornalisti, vede sè stesso bambino, che di notte ruba i manifesti dei film. Omaggia la sua arte riempiendosi la borsa con manuali su Alfred Hitchcock, Roberto Rossellini e Howard Hawks. Richiama Fellini e ricorda Hollywood.

Non è un problema se egli mostra tre, quattro volte di fila il tentativo di girare una scena di pochi minuti: a ogni ripresa la si gusta per un motivo diverso



Truffaut-Fernand fa il lavoro che ama ma dove deve lottare ogni giorno contro i divismi delle attrici e degli attori - alcolizzati, depressi o soltanto capricciosi - su un set, pervaso di emozionalità, pettegolezzi sfrontati e ambizioni che cercano sfogo. Il film racconta la quotidianità e la quotidianità diventa cinema. Il regista mette in scena la ricerca della spontaneità, la fatica di restituire gesti simili alla vita, la complessità che sta dietro a ciò che sembra banale. Dà corpo al tempo dell'esistenza - fatto di intoppi, rallentamenti e ripensamenti - e instaura un tentativo di (neo)realismo, lontano dalle fabbriche, dalle miniere e persino dai campi di battaglia del dopoguerra italiano.

Quella di Truffaut è una verità filtrata e interpretata dalle esperienze e dalle visioni: il cinema non è solo un mestiere o una passione ma una storia d'amore nella quale il regista trasferisce la cura per la sua infanzia ferita e il suo cronico bisogno di affetto. Così il bambino incontentabile e l'amante seriale tentano insieme di ribaltare la loro sorte attraverso una catarsi di ossessioni. E al cinema, per fare luce, bisogna prima creare l'oscurità.

Attori e registi vanno avanti e giocano, fanno la neve d'estate e la notte di giorno. Talvolta nulla è più serio di un gioco: questi effetti sono un preciso rimando a una maniera artificiosa di fare cinema che Truffaut avrebbe rifiutato, girando invece per le strade - senza coreografie o luci - nelle case di amici e con attori non professionisti. Il protagonista di Vita di Pamela, Alexandre, morirà in un incidente stradale, gesto che riassume simbolicamente la fine di un'era cinematografica. La bellezza e la grandezza di Effetto Notte sta nell'equilibrio tra il personalismo di Truffaut e la sua capacità di comunicare con lo spettatore: l'amore non è egoistico, va condiviso, e la sua opera è comprensibile, pregna di un citazionismo che non è mero sfoggio di cultura ma un sincero regalo ai maestri che lo hanno ispirato in migliaia di ore di visioni. Salvoj Zizek ha detto che il cinema è l'arte perversa per eccellenza, perché non dà ciò che si desidera, ma insegna a desiderare. Una frase che sembra scritta apposta per Truffaut, che mette in circolo nello spettatore, come fosse un virus, il desiderio di vedere e rivedere i suoi film.

di Costanza Gaia
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