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Recensione Silenzio in sala
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Panem è avvolta dalle fiamme della rivolta. Dopo essere riuscita a scappare dall’arena in Hunger Games – La ragazza di fuoco, ora Katniss Everdeen (Jennifer Lawrence) è ospitata nel Distretto 13, un bunker costruito sottoterra, dopo che il suo villaggio è stato raso al suolo dall’odiata Capitol City, rappresentata dal despota presidente Snow (Donald Sutherland).

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Voto Silenzio in Sala: 3.5/5
Voto utenti: 3/5

Il capo del Distretto 13, la presidente Coin (Julianne Moore), insieme al fidato Plutarch (Philip Seymour Hoffman), chiedono a Katniss di diventare il simbolo della rivolta dei distretti, la Ghiandaia Imitatrice divenuta ormai sinonimo di guerra e ribellione. Katniss accetta il suo compito a patto però che il Distretto si impegni a salvare tutti i prigionieri di guerra, compreso Peeta Mellark (Josh Hutcherson) che di colpo sembra essere diventato un alleato di Capitol City.

Dedicato alla memoria di Philip Seymour Hoffman, Hunger Games: il canto della rivolta - Parte 1 è senza dubbio il capitolo più dark e complesso della trilogia firmata dalla penna di Suzanne Collins. Katniss, che in questa pellicola appare ancora più introversa e smarrita, si trova di colpo in un mondo che non riconosce più, rivestita di responsabilità enormi che cominciano a essere troppo pesanti anche per le sue spalle abituate a combattere. Eppure - nonostante la sempre ottima interpretazione di Jennifer Lawrence - questa volta il vero protagonista è il paese di Panem che si muove intorno ai protagonisti e che agisce, mentre altri si limitano a spot pubblicitari che sembrano riflettere una natura meta-cinematografica (cosa assai rara in un blockbuster). Le scene a più alto impatto emotivo sono quelle in cui i ribelli e i repressi decidono di alzarsi, di prendere il coraggio che la figura di Katniss risveglia in loro e di combattere per la propria salvezza. La complicità che si instaura, visivamente, tra Katniss e coloro che aspettano di sollevarsi contro le ingiustizie è di certo l’elemento più riuscito di questo terzo capitolo. La pellicola sembra riflettere molto su sè stessa.

Dedicato alla memoria di Philip Seymour Hoffman, è senza dubbio il capitolo più dark e complesso della trilogia firmata dalla penna di [Suzanne Collins]

Non è un caso che Katniss venga seguita costantemente da un gruppo di operatori cinematografici che le imboccano parole di propaganda, tanto da arrivare a girare una sorta di rilettura del trailer del film. La riflessione sul ruolo dell’informazione e dei mass media nella vita dell’essere umano - elemento che non è mai mancato nella saga della Collins - trova in questo film definitivamente il proprio spazio vitale, diventando ancora più preponderante.

Dove, invece, la pellicola riesce meno è nel tratteggiare i personaggi. Katniss è il centro del racconto, pifferaia magica che arpiona l’attenzione e le emozioni degli spettatori.

Intorno a lei, ci sono personaggi che vengono volutamente lasciati ai margini del quadro, come macchie sfocate. Un esempio è Finnick (Sam Claflin), uno dei caratteri più interessanti del libro, in questa pellicola adagiato in un angolo e ridotto a innamorato impotente. Questo inconveniente si deve alla scelta altamente opinabile di dividere il contenuto del terzo romanzo in due pellicole, di cui la seconda già prevista in uscita il prossimo anno. Oltre a vedersi costretti ad allungare su due film un racconto concepito per essere molto più al cardiopalma, va concessa agli sceneggiatori la difficoltà nel confrontarsi con uno dei volumi più deboli della trilogia. Difficile trarre un buon film da un libro frettoloso e vagamente noioso, specie se messo a confronto con i due precedenti. Nonostante questo deficit alla base, Francis Lawrence riusce a confezionare un prodotto intelligente e interessante, che commuove il pubblico nonostante gli evidenti difetti di scrittura.

di Erika Pomella
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