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Recensione Silenzio in sala
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Amy (Rosamund Pike) e Nick (Ben Affleck) sono una coppia di intellettuali che, in seguito a problemi economici, lasciano New York per la provincia del Missouri. Sposati da cinque anni, inizia a farsi strada nel loro matrimonio una crisi piuttosto nera.

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Voto Silenzio in Sala: 3.0/5
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Fino a quando, improvvisamente, un giorno Amy non scompare nel nulla. Il primo sospettato è, ovviamente, Nick.

Come molti fra i grandi registi e sceneggiatori del momento, David Fincher aveva negli ultimi tre anni messo da parte il grande schermo per dedicarsi alla serie tv: la prima stagione di House of Cards, con Kevin Spacey e Robin Wright, ha ottenuto nove nomination agli Emmy Award (e quattro ai Golden Globe), fra cui Miglior Regia in una Serie Drammatica per Fincher. Il ritorno al cinema doveva avvenire in grande stile, con un film lavorato e in qualche modo “classico. Gone Girl è il più hitchcockiano tra i thriller di David Fincher, una riscoperta dei leit motiv della tradizione. È soprattutto intorno al personaggio interpretato dalla biondissima Rosamund Pike che il regista costruisce un'opera che cita espressamente Vertigo non solo nella trama ma anche formalmente, replicando le bellissime inquadrature di Hitchcock come in un desiderio di ritorno alle origini. Lo stile glaciale e impenetrabile della Pike riassume talmente tanto il tono e le atmosfere di Gone Girl da apparire perfetta nel ruolo della moglie-antagonista. Attorno alla protagonista, Fincher riunisce nella prima metà del film tutti i conflitti della vicenda, costruendo un ennesimo rebus cinematografico attraverso immagini frammentate e indizi che – ancora una volta – è lo spettatore a dover risolvere.

Stavolta non c'è la follia di un serial killer ad assolvere i personaggi, tutti sono colpevoli almeno quanto sono innocenti.



Nel secondo tempo, le cose si complicano: stavolta non c'è la follia di un serial killer ad assolvere i personaggi, tutti sono colpevoli almeno quanto sono innocenti. Le carte si confondono maggiormente, all'interno della coppia i punti di vista si mischiano e il conflitto custodito dai due protagonisti viene esteso ai media, colpevoli e complici ma mai realmente portatori di verità. Più che investigare nuove soluzioni al thriller, Fincher sembra riflettere sul genere prediletto, mettendone in campo artifici e stilemi senza riuscire però a definire del tutto quale sia il tema dominante del film. Cambia l'argomento, cambia il registro, persino l'atmosfera si riavvolge in un confuso mischiarsi di motivi appartamenti al cinema passato e presente.

Di cosa parla allora Gone Girl? Dopo il perfetto sodalizio raggiunto con Aaron Sorkin in The Social Network – in cui la regia claustrofobica per la prima volta respirava in una scrittura ariosa – Gone Girl si irrigidisce stavolta ulteriormente nella sceneggiatura di Gillian Flynn. All'interno della filmografia di Fincher è il film che, pur mantenendo il graffio sanguinolento, si abbandona maggiormente a una tensione psicologica costruita a partire della vita di coppia schizofrenica dei due protagonisti. Forse questa eccessiva soggettività, rende lo spazio di Nick e Amy tanto angusto da diventare, per paradosso, caleidoscopisco. Privilegiando ancora una volta spazi ristretti, le cui pareti sembrano avvicinarsi pericolosamente fino a schiacciare i protagonisti in una morsa, che stavolta coincide con la crisi matrimoniale, le bugie e i sospetti, il regista costruisce un inquietante gioco di ruoli nel quale lo spettatore deve faticare a trovare il suo posto.

di Aurora Tamigio
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