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Recensione Silenzio in sala
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Da quando si è trasferito a Roma, l’affermato regista Salvatore Di Vita (Jacques Perrin) non ha più fatto ritorno al suo paese in Sicilia. In trent’anni, soltanto la telefonata della madre che gli annuncia la morte di Alfredo (Philippe Noiret) – il proiezionista della sua infanzia, che anni prima gli aveva trasmesso l’amore per il cinema – riesce a riportarlo indietro a Giancaldo.

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Voto Silenzio in Sala: 4.5/5
Voto utenti: 3/5

La notte precedente la partenza, Salvatore si trova a ripercorrere il tempo dolce della sua fanciullezza in forma di sogno/flashback: torna, così, a essere semplicemente Totò (Salvatore Cascio), un piccolo monello che ama trascorrere i propri pomeriggi al Cinema Paradiso, dove il burbero Alfredo gli illustra poco a poco i trucchi del mestiere. Tornato a Giancaldo dopo anni, Salvatore troverà il paese natio molto diverso: un luogo del proprio passato, da visitare nuovamente seguendo le tracce della donna che aveva amato da ragazzo.

Con Nuovo Cinema Paradiso, Giuseppe Tornatore accompagna lo spettatore in un viaggio lungo cinquant’anni, percorso su due binari che corrono paralleli: da una parte un’Italia piccola e di buon cuore che faticosamente si risolleva dalla miseria post-bellica per entrare arrogantemente negli anni Ottanta; dall’altra il riflettersi e – talvolta – il ripercuotersi di questi complessi cambiamenti nella vita di un bambino che lentamente diventa ragazzo e poi uomo. A tenere unite queste due piste fondamentali c’è la vita del Cinema Paradiso, vecchio e Nuovo. Seguendo le vicende della sala cinematografica di Giancaldo, Tornatore mette in scena il suo commosso omaggio al grande cinema del passato, raccontando il mutare rapido della settima arte: dalla pellicola che finalmente non rischia più di prendere fuoco, al proiettore che non necessita di venire faticosamente azionato a manovella. Nel frattempo sullo schermo si alternano capolavori come Ombre rosse, La terra trema, I vitelloni e il pubblico – popolare e chiassoso – si lascia trasportare dalla magia di queste pellicole, dimenticando la povertà e lasciandosi alle spalle gli orrori della guerra.

La favola di Nuovo Cinema Paradiso, facendo leva su di un sentimentalismo semplice e genuino, conquista lo spettatore, guadagnandosene immediatamente l’affetto per merito del sentito omaggio cinefilo fatto di scrupolosi preti che tagliano le scene di baci da tutte le pellicole; di ragazzini che guardano rapiti Rita Hayworth; di sale zeppe di adulti che fumano, bambini che ridono e prostitute che esercitano dietro le quinte.

Giuseppe Tornatore accompagna lo spettatore in un viaggio lungo cinquant’anni, percorso su due binari che corrono paralleli: da una parte un’Italia piccola e di buon cuore che faticosamente si risolleva dalla miseria, la vita di un bambino che lentamente diventa ragazzo e poi uomo.

Da citare, il cameo di Tornatore nella poetica scena finale, con, in sottofondo, le note della bellissima colonna sonora composta dal Maestro Ennio Morricone. Alla versione integrale del film è stata successivamente preferita quella tagliata: passando da 173 a 123 minuti, Nuovo Cinema Paradiso ha guadagnato in snellezza ed equilibrio. In questa sua versione ridotta, il film si è aggiudicato il secondo premio a Cannes e ha vinto l’Oscar del 1989 come migliore film straniero.

di Caterina Bogno
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