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Recensione Silenzio in sala
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Un anno è trascorso da quando Kevin McCallister (Macaulay Culkin) è rimasto da solo a casa. Questo Natale la sua famiglia ha deciso di passare le Feste a Miami ma all’aeroporto, a causa del solito trambusto, il bambino sbaglia aereo e si ritrova imbarcato per New York.

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Voto Silenzio in Sala: 3.0/5
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Incantato dalla Grande Mela, Kevin prende camera al Plaza, dove il portinaio sospettoso scopre che il bambino viaggia con una carta di credito rubata, quella del padre. Kevin esplora New York e, nel negozio di giocattoli più rinomato della città, incontra Harry e Marv, i ladri che ha fatto impazzire l’anno prima: scappati di prigione, i due progettano un piano di vendetta. Kevin, non potendo più tornare in albergo, si rifugia in una casa in ristrutturazione dove escogita il secondo round contro i rapinatori. Intanto la madre del bambino, arrivata a New York con tutta la famiglia, lo cerca disperatamente.

A un anno di distanza dall'indimenticabile - Mamma ho perso l'aereo, Chris Columbus riporta al cinema le imprese di uno dei bambini più pestiferi del cinema, Kevin McCallister. Dopo il successo del primo capitolo, il regista rimette insieme gli ingredienti che hanno conquistato il pubblico per dirigere una seconda avventura. La trama ricalca quella dell'episodio precedente e gli snodi narrativi sono gli stessi: la famiglia sbadata, il desiderio di Kevin di passare le vacanze da solo, la presa di coscienza di essere libero di far ciò che vuole per poi stancarsi della situazione e sperare che tutto si sistemi. Stavolta però a complicare le cose c'è la Grande Mela, sterminata e pericolosa ma anche terribilmente eccitante.

Kevin, non potendo più tornare in albergo, si rifugia in una casa in ristrutturazione dove escogita il secondo round contro i rapinatori

Tra giocattoli e grand hotel, il protagonista ci mette un po' di più a sentire la mancanza della sua famiglia. Il cast rimane pressochè invariato: Macaulay Culkin - attorno cui è costruito il film - è capace di divertire con le sue espressioni da cartoon; Joe Pesci e Daniel Stern, ancora una volta, regalano un’interpretazione all’altezza del primo capitolo nei panni dei due malviventi pasticcioni in cerca di vendetta. Si aggiunge stavolta anche un esilarante Tim Curry, il portinaio dell’albergo, un antagonista sopra le righe ma funzionale al racconto.

Le gag ambientate a New York sono più estreme e, rispetto al primo episodio, Kevin è cresciuto: il bambino egoista e capriccioso lascia spazio a un protagonista quasi eroico, mosso da sentimenti di giustizia e non di difesa.

I due ladri, infatti, pianificano di rubare l’incasso destinato ai bambini malati e Kevin è colui che li punirà. Se anche resta di fondo la tematica della famiglia superficiale - troppo presa dalle vacanze o dai rimproveri per occuparsi del figlio più piccolo - il vero significato del Natale viene esteso a un motivo più ampio e sociale, un'idea di famiglia “allargata” in cui i più fortunati devono predersi cura di chi lo è meno, come Kevin fa con i bambini dell'ospedale. Annoverato fra i classici natalizi - un successo di pubblico quasi pari al primo episodio, 10.000.000 dollari incassati solo nel primo weekend nelle sale e ben 700.000.000 in tutto il mondo - Mamma ho perso l'aereo - Mi sono smarrito a New York ha il sapore di un déjà vu, un sequel che cita il precedente dall'inizio alla fine. Ciònonostante rimane un'opera godibile e divertente per l’intera famiglia. Una pellicola che coinvolge e fa sognare a occhi aperti, soprattutto coloro che hanno sempre adorato New York sotto Natale.

di Marta Marchesi
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