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Memento Recensione


Memento Recensione

Recensione Silenzio in sala
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In seguito a un aggressione, dove due uomini a volto coperto stuprano e uccidono sua moglie, Leonard Shelby (Guy Pearce) resta vittima della colluttazione. Al risveglio Shelby soffre di un disturbo della memoria breve, che non gli permette di ricordare fatti appena accaduti.

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Voto Silenzio in Sala: 4.0/5
Voto utenti: 3/5

Nonostante questo limite, l'uomo si impone di trovare gli assassini della moglie, combattendo soprattutto contro i suoi ricordi.

Tratto dal racconto Memento Mori scritto dal fratello Jonathan, Christopher Nolan - qui al suo secondo film da regista dopo l'esordio nel 1998 con Following - alza le ambizioni del proprio cinema con un thriller dallo stile frammentato e dalla narrazione destrutturata. Tra gli appassionati, un cult che resta a distanza di tempo la pellicola più identificativa della sua poetica. A guardare il solo svolgimento degli eventi e del dipanarsi della trama, Memento sarebbe una convenzionale vicenda di vendetta, che ha per protagonista un uomo vittima di un disturbo alla memoria. Ma la particolarità del film sta nel fatto che si priva - consapevolmente - di una delle tracce base con cui comporre una storia: se l'unità spaziale resta ferma e inattaccabile in pochi e definiti luoghi, Nolan fa mancare al suo protagonista (così come allo spettatore) la concezione precisa dell'unità temporale. Leonard Shelby non può ricordare nulla di ciò che vive dopo l'incidente accorso alla moglie e la sua esistenza è un continuo rewind, vissuta in totale sfiducia con sé stesso.

Se la propria memoria è labile, il protagonista si obbliga a un metodo da seguire per uscire dalla matassa degli eventi: scrivere e scriversi addosso appunti e annotazioni su quello che ha fatto e che dovrà fare.

Tra gli appassionati, un cult che resta a distanza di tempo la pellicola più identificativa della sua poetica

Attraverso una narrazione che alterna e anticipa scene future e disvela le cause passate fino allo sciogliersi dell'intreccio, Memento è la storia di una ricostruzione mnemonica - e forse anche esistenziale - di un uomo che ha bisogno costantemente di appigli per andare avanti. Tramite un uso originale del montaggio Nolan riesce a rendere lo spaesamento del protagonista non solo un riuscito esercizio di stile, ma supporto obbligatorio alla visione. Lo straniamento di Leonard Shelby è lo stesso dello spettatore, che non è mai avanti agli eventi ma subisce le debolezze del protagonista. Si assiste a quello che Leonard riesce a ricordare anche se nulla è davvero tangibile, perché - come la memoria -è modificabile e liquida oltre che a immediata scadenza.

Attraverso un lavoro, eccellente ma apparentemente semplice, che indaga sopratutto sugli elementi cinematografici, Nolan trova un giusto equilibrio tra la storia e l'esperienza della visione, unendo il soggettivo del protagonista con lo sguardo dello spettatore. Un racconto che fa suo il relativismo post-moderno al cinema, dove niente è chiaro fino in fondo e concetti come tempo,verità e menzogna (tematiche che Nolan svilupperà nei suoi film successivi in maniera ancor più ambiziosa) sono sovrastrutture pronte a cadere. Come le sicurezze di Leonard che, persa la propria identità, può essere chiunque ma anche nessuno.

di Riccardo Tanco
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