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Recensione Silenzio in sala
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Rick Stevens (Nat Wolff), ragazzo di periferia con una madre alcolista, narra una storia in cui tutti sono colpevoli a eccezione della bella studentessa modello - e aspirante prete - Nina Pennington (Selena Gomez), per la quale ha una cotta senza speranze. Dopo aver fatto una scommessa, quella di conquistare Nina entro il fine settimana, a Rick appare in visione la Santa degli Adolescenti (Mary-Louise Parker), che lo costringe a confrontarsi con tutte le sue debolezze peccaminose.

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Voto Silenzio in Sala: 2.0/5
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La cosa migliore che si può dire di Comportamenti molto... cattivi è che assimila così tante diverse commedie adolescenziali che, in ultima analisi, nella sua trama nessuna appare realmente riconoscibile. Fresco come un tessuto irrigidito e ancor meno attraente, il film saccheggia così tante fonti diverse che lo spettatore ha la sensazione di trovarsi in una parodia accidentale: la quarta parete viene infranta con un'idea dedotta direttamente da Una pazza giornata di vacanza, il tono maniacale proviene da Detenzione di Joseph Kahn, i punti di trama ricordano Risky Business e le tracce musicali sono quelle di Giovani, pazzi e svitati. Quasi cento minuti in cui il regista tenta disperatamente la ricerca di una risata, ciascuno dei quali risulta per lo spettatore una visione così punitiva da portare a domandarsi cosa è andato storto. Il film è disseminato di una serie di battute stridenti – anche se non del tutto demenziali (“Arrivare in riabilitazione sobria è come presentarsi ad una lezione di tennis senza racchetta”) - ma presenta uno script, adattato da Tim Garrick e Scott Russell dal romanzo di Ric Browde, che sembra ricercare a tutti costi la gag facile, senza comprendere che mancare la risata del pubblico in una commedia non è soltanto un’opportunità mancata, ma un fallimento. La regia di Garrick appare senza una direzione: la forma del suo film è priva di consistenza , con la macchina da presa che tenta il possibile per rimediare a una scrittura lacunosa e a una storia incoerente. La morale, presumibilmente, doveva essere accompagnare una storia motivazionale che accomunava la paura dei genitori a quella dei figli e di conseguenza teneva alta la bandiera del aver fiducia in sé stessi per arrivare al successo.

Quello che invece realmente rimane, tuttavia, non è altro che un film registicamente nullo, che lo stesso Browde ha disconosciuto nella trasposizione sul grande schermo. Un film che la sinossi descrive come “Un viaggio Rock n’Roll”, ma la cui scena più rock è un cameo di Justin Bieber.

di Marta Bosso
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