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Cenerentola Recensione


Cenerentola Recensione

Recensione Silenzio in sala
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Esordendo alla regia nel lontano 1989 con la trasposizione cinematografica di Enrico V e continuando poi la sua carriera con Frankenstein di Mary Shelley e Hamlet, Kenneth Branagh ha conquistato subito il favore del pubblico internazionale per la sua capacità di conferire enfasi a grandi opere letterarie. Forte dunque della sua maestria autoriale, basata su virulenti movimenti di macchina e delicati virtuosismi registici, Branagh firma Cenerentola, una favola utopistica e chimerica che, ispirandosi all'omonimo film d'animazione Disney, ricorda agli spettatori l'importanza della gentilezza e del coraggio.

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Voto Silenzio in Sala: 3.0/5
Voto utenti: 3/5



Ella (Lily James) è una bambina solare e premurosa che, dopo la morte improvvisa della madre, passa le sue giornate in compagnia dell'amato padre, un rispettabile mercante di tessuti. Passati alcuni anni, l'uomo decide di sposare l'elegante Madame Tremaine (Cate Blanchett) che, insieme alle sue due figlie, si trasferisce nella loro casa di campagna. L'uomo parte per un viaggio di lavoro ma, giunta la notizia della sua morte, la matrona decide di limitare le spese familiari licenziando tutto il personale e trasformando la giovane figliastra in un'umile serva. Relegata nella polverosa mansarda, vestita di stracci e costretta a svolgere tutte le mansioni domestiche da sola, Ella viene derisa per la sua condizione e soprannominata "Cenerentola". Un giorno, il principe Keat (Richard Madden) organizza un ballo aperto a tutte le ragazze del regno. La matrigna proibisce categoricamente a Ella di partecipare, ma quando la ragazza ha ormai perso le speranze, la fata madrina (Helena Boham Carter) cambia il suo destino.

Nonostante esistano versioni differenti della stessa storia - alcune sobrie, altre più sofisticate, altre ancora eccessivamente edulcorate - Branagh sceglie di ispirarsi semplicemente all'opera originale di Charles Perrault e di arricchirla con sottili sfumature ironiche per alleggerirne il tono. Gli sceneggiatori Chris Weitz e Aline Brosh McKenna plasmano protagonisti a tutto tondo, pieni di vizi, virtù e segreti da proteggere fino alla rivelazione finale.

Una fiaba avvincente e intrigante che, tra pizzi, merletti e stracci, mostra quanto sia sufficiente un pizzico di magia per trasformare i sogni in realtà.

Le loro vite sono scandite da regole, obblighi e doveri che mascherano la loro vera essenza, costringendoli a barcamenarsi tra chi fingono di essere e chi sono in realtà. Per l’occasione, Dante Ferretti (premio Oscar per Sweeney Todd) costruisce scenografie idilliache e amene fatte di radure fatate e castelli incantati e Sandy Powell realizza costumi di scena barocchi e sfarzosi che conferiscono grazia e raffinatezza a ogni personaggio. A dispetto del tema favolistico, Branagh tratta la sua materia prima come un prodotto ottocentesco animato da passioni forti e irrefrenabili, popolato da eroi e eroine connotati da grandi valori. Intarsiando, la sua Cenerentola di topoi letterari che alternano le tinte pastello di Jane Austen a quelle gotiche dei fratelli Grimm e a quelle più austere delle sorelle Brontë, l'autore modella una fiaba avvincente e intrigante che, tra pizzi, merletti e stracci, mostra quanto sia sufficiente un pizzico di magia per trasformare i sogni in realtà.

di Martina Calcabrini
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