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Into the Woods Recensione


Into the Woods Recensione

Recensione Silenzio in sala
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C'era una volta, tanto tempo fa, un uomo (Simon Russell Beale) che venne colto in fragrante mentre rubava i fagioli magici nell'orto di una Strega (Meryl Streep). Per aver perso i suoi preziosi fagioli, la Strega venne mutata in una creatura vecchia e decrepita: irata per l'infausto destino, maledì la famiglia del ladro gettando un incantesimo sul figlio dello sprovveduto affinchè non potesse avere un erede.

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Voto Silenzio in Sala: 3.0/5
Voto utenti: 3/5

Anni dopo, quel bambino è diventato un Fornaio (James Corden) e, quando con sua moglie (Emily Blunt) scopre la maledizione, decide di avventurarsi nel bosco alla ricerca dei molti ingredienti necessari a spezzare l'incantesimo: una mucca bianca, capelli biondi, un cappuccio rosso e una scarpetta d'oro. Per la coppia inizia così un viaggio magnifico, che li porterà a incrociare il destino di Cappuccetto Rosso (Lilla Crawford), il Lupo (Johnny Depp), Cenerentola (Anna Kendrick), Rapunzel (Mackenzie Mauzy) e il piccolo Jack (Daniel Huttlestone). Bisogna fare attenzione a quello che si desidera: una volta realizzati tutti i sogni, i personaggi delle favole dovranno affrontare le conseguenze delle loro azioni e coalizzarsi contro un male maggiore.

Into The Woods è uno dei titoli più conosciuti e amati della produzione di Stephen Sondheim, che da trent'anni colleziona repliche a Broadway e nel West End Londinese. Negli anni in cui cinema e serie tv non avevano ancora rilanciato le mode dei cross-over e dei mash-up, il padre di alcuni dei musical più belli di sempre ha composto e scritto un racconto dove le principali fiabe si incrociano in un universo sfavillante, in grado anche di mostrare il lato più oscuro e malvagio di quei racconti volti ad accompagnare il sonno dei bambini. Rob Marshall, regista che già aveva trionfato agli Oscar con la sua trasposizione di Chicago, ha impiegato quasi undici anni per portare a compimento la realizzazione di questa enorme epopea fantasy, sorretta da uno spartito musicale in grado di chiamare a sé alcune delle più grandi emozioni umane: amore, paura, coraggio, senso di responsabilità. Davanti al prodotto completo, tuttavia, lo spettatore non può ammettere che è valso attendere tanto a lungo. Into The Woods, infatti, è un immenso parco giochi visivo, un'esplosione continua di colori e ombre, di splendidi costumi che alla fiaba hanno rubato un po' della loro materia magica.

Sorretto da un cast di prim'ordine – difficile, se non impossibile, cercare di stilare una classifica di bravura – Into The Woods è un musical cinematografico vivo, che si inerpica alla ricerca di panoramiche e ampie scene in grado di dare allo spettatore la sensazione tangibile di aver veramente intrapreso un viaggio nel bosco.

Un musical cinematografico vivo, che si inerpica alla ricerca di panoramiche e ampie scene in grado di dare allo spettatore la sensazione tangibile di aver veramente intrapreso un viaggio nel bosco.

Un mondo irto di pericoli, di strani personaggi, di intrecci al limite del surreale: una pellicola che fa del ritmo, dell'incedere costante ed elegante, il proprio marchio di fabbrica. Non si avverte mai un momento di disattenzione, una caduta di ritmo, uno sbuffo di noia; si viene trasportati e condotti lungo sentieri che si celano nel chiarore della luna, che si riempiono di colori accesi e sferzanti che non temono di nascondere ampie pozze di oscurità. Into The Woods è un sogno a occhi aperti, una lavagna coloratissima su cui vengono scritti temi tutt'altro che infantili, che fanno sì che la pellicola di Rob Marshall sia più apprezzata dagli adulti che dai bambini.

di Erika Pomella
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