Ricerca avanzata
Film Serie TV

film

Al cinema Tutti i film Recensioni Film Recensioni Film Utenti

serie TV

Tutte le serie Recensioni serie

articoli

News Approfondimenti Editoriali
facebook twitter google plus
Recensione Silenzio in sala
Recensioni utenti

Reduce dal successo di Gomorra (2008) e di Reality (2012), Matteo Garrone torna al cinema con la sua prima pellicola internazionale: Il racconto dei racconti – Tale of Tales. Per l’occasione il regista romano allestisce una grande fiaba dalle sfumature horror che si rivela una piacevolissima sorpresa nel contesto di un cinema poco interessato al genere fantasy com’è quello nostrano.

VOTA
il tuo voto
/5
Esprimi il tuo voto su questo film:

.
.
.
.
.
Voto Silenzio in Sala: 4.0/5
Voto utenti: 3/5



La materia del film è attinta da Lo cunto de li cunti del napoletano Giambattista Basile (1575-1632): si tratta della raccolta di fiabe più antica d’Europa, costruita secondo lo schema del Decameron, con una cornice all’interno della quale dieci novellatrici narrano ogni giorno una storia ciascuna, per un totale di cinque giornate. Calandosi in un mondo incantato e barocco, Garrone seleziona tre dei cinquanta racconti che compongono l’opera di Basile: a fare da fil rouge è, in prima istanza, una compagnia di saltimbanchi (tra i quali si riconosce l’affascinante Alba Rohrwacher) che si sposta da un regno all’altro dilettandone i sovrani. A tenere effettivamente insieme le tre storie è il punto di vista tutto femminile che fa da lente al racconto: tre donne, ciascuna in una differente fase della vita, ciascuna alle prese con la propria personale ossessione. La Regina di Selvascura (Salma Hayek) è disposta a tutto pur di avere un figlio dal sovrano suo consorte (John C. Reilly): mangerà persino il cuore di un drago marino, se sarà necessario. Il Re di Roccaforte (Vincent Cassel), incallito donnaiolo, ode una voce soave provenire da una misera casetta proprio al di sotto del castello. Se ne innamora, senza sapere che essa appartiene in realtà a qualcuno che non corrisponde esattamente alle sue aspettative.

A tenere effettivamente insieme le tre storie è il punto di vista tutto femminile che fa da lente al racconto: tre donne, ciascuna in una differente fase della vita, ciascuna alle prese con la propria personale ossessione

Nel Regno di Altomonte, infine, nasce un rapporto sorprendentemente tenero tra il Re (Toby Jones) e una pulce. Alla morte dell’insetto – che, a furia di essere nutrito a bistecche, ha ormai raggiunto le dimensioni di un maiale – l’addolorato sovrano decide di scuoiarlo e di istituire un torneo: chi saprà capire a quale creatura è appartenuta quella strana pelle otterrà la mano di sua figlia Viola (Bebe Cave), impaziente di lasciare il castello e di conoscere il mondo. Ma cosa accadrà quando a indovinare non sarà proprio quel che si dice un bel principe?

Quelle riportate da Basile e, dunque, da Garrone sono storie che fanno leva sui grandi opposti della vita, facendo appello a temi di portata universale e a ossessioni senza dubbio contemporanee come la smania per la bellezza e per la giovinezza, il desiderio della maternità a tutti i costi, lo scontro generazionale come conditio sine qua non per diventare grandi. In un efficacissimo connubio di realismo e fiaba, mentre lo straordinario si insinua dolcemente nel quotidiano, Garrone incanta lo spettatore coinvolgendolo a un livello intimo e viscerale.

Come un funambolo in bilico sulla corda tesa, il regista mette in mostra la propria bravura e lascia tutti a bocca aperta. E allora via libera al sogno e all’immaginazione. Il racconto dei racconti si costruisce attorno a inquadrature che ricercano evidentemente e insistentemente la bellezza e la perfezione formale. Su tutte merita di essere ricordata la sequenza nella quale il cuore pulsante del drago marino viene divorato dalla Regina di Selvascura, resa vorace dal bruciante desiderio di diventare madre: un’inquadratura frontale in profondità di campo, giocata sui colori del nero, del bianco e del rosso, dona grazia ed eleganza a questo atto altrimenti inquietante. Spesso e volentieri si costruiscono dei veri e propri tableaux vivants, ispirati ora alle diafane figure della pittura preraffaellita, ora ai quadri e alle incisioni di Goya. Se, come si dice, il diavolo si nasconde nei dettagli, Garrone supera anche questa prova a pieni voti: non passano certo inosservati gli effetti visivi realizzati in maniera artigianale, che conferiscono un rilievo plastico tutto particolare a pulci giganti, draghi e mostri delle caverne, né è meno degna di nota la colonna sonora realizzata dal premio Oscar Alexadre Desplat.

di Caterina Bogno
Sei d'accordo con questa recensione?
No
10 No
Condividi:
Nessun utente ha ancora scritto la sua recensione per questo film.
Sii il primo.

Scrivi la tua recensione per questo film DI' LA TUA
Lascia un commento a questa recensione.

Per evitare lo spam i commenti anonimi sono soggetti a moderazione e verranno pubblicati solo dopo essere stati controllati. Per commentare immediatamente effettua il login.

Login Registrati
COMMENTA
Lascia un commento in risposta a .

Per evitare lo spam i commenti anonimi sono soggetti a moderazione e verranno pubblicati solo dopo essere stati controllati. Per commentare immediatamente effettua il login.

Login Registrati
RISPONDI
Spiega il motivo della segnalazione:
Spam
Insulti
Altro, specificare:
SEGNALA

Commenti

Non ci sono commenti per questa recensione COMMENTA
REGISTRATI LOGIN

TROVA CINEMA


Città

Includi provincia

Tutti i film
Film specifico

BOX OFFICE


REGISTRATI

LOGIN

Password dimenticata?

oppure

Entra con Facebook
Silenzioinsala.com utilizza i cookies per personalizzare e migliorare l'esperienza degli utenti.
Leggi la dichiarazione sulla privacy per saperne di più.
Sono d'accordo