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Terminator Genisys Recensione


Terminator Genisys Recensione

Recensione Silenzio in sala
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Terminator è un mito assoluto della cinematografia contemporanea. Almeno per quanto concerne i primi due episodi, che sono voci importanti del curriculum di James Cameron e punti di riferimento per il cinema di fantascienza tout court.

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Voto Silenzio in Sala: 3.0/5
Voto utenti: 3/5

A questi film è seguita un'altra coppia di episodi cinematografici e una versione televisiva, che hanno espanso l’universo narrativo in cui si combattono Skynet e i Connor ma che hanno anche rappresentato un allontanamento dallo spirito e dalle modalità espressive che avevano saputo imporsi con la protervia di un cyborg in caccia. Terminator Genisys è un esperimento totalmente altro, la vulgata di un mito cinematografico che ha il chiaro intento di rendersi digeribile a tutti, inseguendo - di fatto - le modalità espressive dei film Marvel. Laddove i primi Terminator avvincevano per l’estrema “serietà” di quanto messo sullo schermo, in un continuo inseguimento in cui a farla da padrone era l’ansia per l’impossibilità di arrestare la meccanica ferocia del Terminator (T-800 o T-1000 che fosse), in Genisys la volontà è quella di sciacquare l’azione nello humour, stemperando i toni di un racconto che si fa molto meno claustrofobico.

Nel futuro che abbiamo imparato a conoscere, John Connor (Jason Clarke) continua a guidare la resistenza umana contro Skynet, il programma che ha dato il via al Giorno del Giudizio e imposto la supremazia delle macchine sul pianeta. La resa dei conti è vicina, ma l’impossibilità di fermare l’invio di un Terminator nel passato lo riporta sui passi che ci sono stati raccontati nei primi due episodi, ovvero rispedire nel passato il fraterno amico Kyle Reese (Jay Courtney) per difendere sua madre Sara Connor (Emilia Clarke) dalle minacce inviate da Skynet. Non ci metteremo molto però a capire che il passato che conosciamo ha subìto delle evidenti modifiche: Sara è già edotta di tutto, Kyle la trova con un Terminator dal look decisamente invecchiato (Arnold Schwarzenegger) - che tratta come un padre acquisito - e il nemico che Skynet (in questo tempo noto come Genisys) gli manda contro, per impedirgli di bloccare il suo stesso sviluppo, è l’ultimo al quale chiunque avrebbe pensato.

La storia si articola su viaggi temporali e relativi paradossi, rimandando di continuo a citazioni della saga: una girandola d’azione che intrattiene piacevolmente, diverte e gioca con l’ironia, così come i film d’azione contemporanei ci hanno abituato. Genisys non è Terminator come siamo abituati a pensarlo. Il film diretto da Alan Taylor è una rielaborazione che sa di Disney, Marvel e J.J.

Laddove i primi avvincevano per l’estrema “serietà” di quanto messo sullo schermo, in un continuo inseguimento in cui a farla da padrone era l’ansia per l’impossibilità di arrestare la meccanica ferocia del Terminator (T-800 o T-1000 che fosse), in la volontà è quella di sciacquare l’azione nello humour, stemperando i toni di un racconto che si fa molto meno claustrofobico

Abrams. Se non si è puristi della saga – ma a quel punto le sofferenze inflitte da Salvation dovrebbero già avervi disilluso al limite dell’insopportabilità – non è necessariamente un male: il film è divertente e, a dispetto delle incongruenze di una sceneggiatura ballerina, si sviluppa in modo dignitoso senza lesinare in effetti speciali e scene d’azione ben costruite. Schwarzenegger, che era stato capace di dare forma glaciale e realmente meccanica al T-800 originale, in questa variante riesce a umanizzare il robot con pochi gesti significativi: senza forzare eccessivamente la mano, sa rendersi comico e consapevole del suo essere invecchiato ma non ancora obsoleto. È un film per tutti questo Terminator Genisys e in quanto tale saranno probabilmente in molti a non apprezzarlo.

Se si riesce a scindere il ricordo del passato dalla voglia di divertirsi del presente, Genisys potrà essere riconosciuto per quello che è: un onesto action d’intrattenimento con inserti ironici e sentimentali. Un classico sci-fi dell’era dei reboot.

di Roberto Semprebene
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