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Entourage Recensione


Entourage Recensione

Recensione Silenzio in sala
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Dopo aver diretto per anni la serie tv Entourage, trasmessa da Hbo, Doug Ellin ne firma - diversi anni dopo - l’adattamento cinematografico. I protagonisti sono ancora una volta Adrian Grenier (Il diavolo veste Prada), Kevin Connolly (Rocky V, La verità è che non gli piaci abbastanza), Kevin Dillon (Poseidon) e Jerry Ferrara.

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Voto Silenzio in Sala: 3.0/5
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Proprio come la serie televisiva, anche la commedia narra le vicissitudini del sexy attore Vincent Chase e del suo entourage, costituito dal manager, dall’autista, dal fratellastro attore e dall’agente hollywodiano Ari, interpretato da Jeremy Piven (Emmy Award e Golden Globe per l’interpretazione dello stesso personaggio nella serie televisiva).

Vinny Chase (Adrian Grenier) è un giovane attore che viene lanciato nello star system di Hollywood, assieme al suo manipolo di amici fidati, nonché suoi collaboratori, grazie a un film di successo. Quando Vincent decide di dirigere (oltre che interpretare) il suo prossimo film, il suo entourage entra in crisi. Vincent non possiede alcuna competenza in fatto di regia e la sua sembra una scommessa persa in partenza. Tra un party a bordo piscina e un aperitivo sulle Hollywood Hills, riusciranno i ragazzi a girare il kolossal fantascientifico “Hyde”?

Mark Wahlberg è il produttore esecutivo del film, come della serie televisiva: l'intera narrazione è ispirata alla sua vita e all’esordio della sua carriera recitativa. Gli stessi personaggi che compongono il suo entourage nella vita reale (ovvero il suo agente, il manager, il cugino e due amici d’infanzia) ispirano i personaggi della cricca di Vinny Chase. Una curiosità interessante questa, se pensiamo al fatto che la serie televisiva fu trasmessa dal 2004 al 2011, diventando un vero e proprio cult grazie al suo modo di mettere in luce molte delle contraddizioni di Hollywood in chiave comica, ridicolizzando il mondo del cinema e chi ne fa parte. La serie fu nominata agli Emmy Award ben sette volte, riuscendo a vincerne quattro, di cui tre andarono a Jeremy Piven come Miglior attore non protagonista (a cui si aggiunge un Golden Globes, vinto fra i sei a cui la serie era nominata).

Quando Vincent decide di dirigere (oltre che interpretare) il suo prossimo film, il suo entourage entra in crisi

Dieci anni dopo averla portata al successo sul piccolo schermo, il regista Doug Ellin decide di trasporre al cinema la storia degli inizi di Wahlberg, dandole un taglio più leggero di quello che ebbe nella realtà (il passato criminale dell’attore e dei suoi amici non viene menzionato). Il risultato spassoso è assicurato grazie a un cast di attori complici, che interpretano ciascuno una personalità tipica del mondo dello spettacolo: il produttore ricco e senza scrupoli; l’agente che ha problemi a gestire la rabbia; l’attore che si improvvisa regista; la modella che esce solo con gente famosa. La visione risulta piacevole e divertente, senza essere troppo pretenziosa. Anche se vengono riproposti uno a uno i luoghi comuni sulla vita delle star di Hollywood, il cliché non annoia lo spettatore.

Un coro di attori, attrici e wrestler - che interpretano loro stessi - fa da sfondo alle azioni dei protagonisti, rendendo la commedia autenticamente dissacrante e politicamente scorretta. Tutte le categorie sociali vengono prese di mira, indipendentemente da orientamento sessuale, religione o etnia. Non c’è spazio per il politically correct: siamo di fronte a Hollywood che mette in ridicolo Hollywood, con il contributo di molti volti famosi che interpretano loro stessi in numerosi cameo. Il risultato è esplosivo e il divertimento è garantito. Niente fa più ridere delle miserie di chi è ricco e famoso: riescono a rendore umani persino i miti del grande schermo.

di Livia Restano
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