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Pixels Recensione


Pixels Recensione

Recensione Silenzio in sala
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Al tempo dei favolosi anni '80 Sam Brenner (Adam Sandler) è un adolescente videogiocatore, chiamato a partecipare al torneo mondiale del 1982 insieme ai suoi amici William (Kevin James) e Ludlow (Josh Gad). La competizione segna in modo indelebile le vite dei tre ragazzi, che non immaginano gli esiti di un’iniziativa della NASA a esso legata: il torneo viene infatti registrato su cassetta e spedito nello spazio in una capsula del tempo che si spera sarà trovata da forme di vita extraterrestri.

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Voto Silenzio in Sala: 3.0/5
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Trent'anni dopo la capsula è stata effettivamente rinvenuta da una razza aliena, che ha però interpretato le registrazioni come una sfida: una vera dichiarazione di guerra. Gli alieni utilizzano così gli stessi videogiochi 80's per attaccare il nostro pianeta, che ha “tre vite” a disposizione prima della distruzione totale. L’unica speranza di salvezza risiede proprio in quei nerd, i cui percorsi di vita hanno portato a esiti decisamente originali.

Sebbene la trama di Pixels non sia un vero e proprio concentrato di originalità, la qualità di questa pellicola non si costruisce sulle premesse della narrazione. A dispetto delle apparenze, Chris Columbus dirige un action comedy divertente e ben girato; con effetti speciali e un buon ritmo. Naturalmente il target di riferimento primario è composto da chi, adolescente negli anni Ottanta, ha vissuto il glorioso periodo delle sale giochi e dell’affermazione dei giochi a 8 bit; chi di quel periodo conserva un ricordo patinato, costellato di pixel colorati e schemi da imparare. Le sfide di abilità che costituiscono questa “Guerra fra i Mondi” sono perfette per rendere conto di un modo di approcciare i videogiochi che è stata la peculiarità di un’epoca; vuoi per i limiti tecnologici degli hardware, vuoi per le finalità di software programmati per succhiare quarti di dollaro con la voracità di una sanguisuga. La specificità che distingue i giochi di oggi da quelli del passato è accennata nel film con una discreta competenza, chiarendo perchè non è sufficiente che i protagonisti campioni della nostra razza sappiano "solo" giocare: questi devono essere veri cultori di quella specifica declinazione dell’intrattenimento videoludico.

L’unica speranza di salvezza risiede proprio in quei nerd, i cui percorsi di vita hanno portato a esiti decisamente originali



Molto più che in operazioni simili - come il recente Ralph Spaccatutto - e in modo più vicino a quanto proposto da Scott Pilgrim VS the World, Pixels si fa portatore dei valori di un’epoca e di un movimento culturale nel senso stretto del termine: il videogioco anni ’80. Le sue estetiche e le sue modalità di fruizione vengono celebrate, discusse, messe alla prova e soprattutto contestualizzate in modo davvero efficace. Laddove in Ralph, film Disney, il videogame era più che altro uno scenario - per quanto ottimamente realizzato - e tutto sommato poco rilevante per l’evoluzione della storia, in Pixels le meccaniche di gioco sono parte delle modalità diegetiche. La conoscenza dei vari PacMan, Arkanoid, Centipede, Galaga sono la peculiarità dei protagonisti ma anche la premessa alla costruzione del film, che ne segue le dinamiche per costruire la storia.

Pixels è una celebrazione del decennio Ottanta, compresa la musica, i film e telefilm. Un omaggio che non si prende sul serio e - anzi - gioca tantissimo sull’ironia, imbastendo uno spettacolo divertente e colorato, strampalato quanto basta, citazionista e fracassone. Un potenziale cult movie trash-pop.

di Roberto Semprebene
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