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Minions Recensione


Minions Recensione

Recensione Silenzio in sala
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Il critico Christian Metz ha definito quel misto di insoddisfazione, tristezza e leggero fastidio che si nutre al termine di un film sgradito «delusione filmica». Un'etichetta che si potrebbe appiccicare al film Minions, dopo che mesi di clips e trailer hanno gonfiato al massimo le aspettative.

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Voto Silenzio in Sala: 2.0/5
Voto utenti: 3/5

Dopo il divertente Cattivissimo Me, seguito da Cattivissimo Me 2, quei buffi personaggi di contorno diventano protagonisti di un film tutto loro, che ne racconta le origini e le avventure. Da organismi monocellulari si evolvono in bananine, ossessionate e guidate da un unico scopo: servire il più malvagio dei malvagi. Il film non funziona per molteplici ragioni. I tempi sono sbilanciati: le azioni vere e proprie, che permettono alla trama di progredire, sono rarissime e le scene che si susseguono sono per lo più sequenze interminabili. La storia arranca, ripartita in due filoni: da una parte Bob, Stuart e Kevin incontrano la perfida Scarlet; dall'altra la mandria dei loro simili marcia attraverso il mondo. Se l'idea di partenza è buona, lo svolgimento piuttosto banale.

Per chi non lo sapesse, «minions» è un termine generico per indicare l'aiutante dell'antagonista. Ci sono personaggi secondari che si emancipano da tale ruolo e si reinventano in maniera brillante, come Scratcy de L'era glaciale, il Gatto con gli Stivali o ancora Timoon e Pumbaa.

Musical scadente e demenziale nella forma. Eppure i piccoletti gialli continuano a ispirare tenerezza e a strappare qualche sorriso. Forse ciò accade perché queste bananine sono più simili a dei prodotti di design, a degli oggettini da comprare e collezionare, che a dei personaggi indipendenti.

Altri invece si esprimono al meglio nel loro ruolo iniziale: basti pensare allo spassosissimo Kronk de Le follie dell'imperatore ridotto ai minimi termini in un piatto e insignificante Le follie di Kronk. I Minions condividono lo stesso destino. La loro lingua, fatta di parole inventate o prese in prestito da parecchi vocabolari, si colloca bene in rapidi sketch ma non in un intero film. La loro abitudine di cantare e danzare all'improvviso, a lungo e in continuazione, dà vita a balletti ridondanti giocati su facili contrasti.

L'effetto è di un musical scadente e demenziale nella forma, abbassato e svilito da un contenuto scolorito.

Eppure i piccoletti gialli continuano a ispirare tenerezza e a strappare qualche sorriso. Forse ciò accade perché queste bananine sono più simili a dei prodotti di design, a degli oggettini da comprare e collezionare, che a dei personaggi indipendenti. Cinema e merceologia sono fratelli siamesi: un film senza sponsor sarà presto in grosse difficoltà e il legame tra oggetti e spettacolo è indissolubile. I prodotti e le marche condizionano la costruzione dei protagonisti, le atmosfere che si vogliono inventare e gli immaginari da evocare. Vale all'interno dello spettacolo e non si esaurisce con la parola fine. Il pubblico prosegue la fruzione con altri mezzi, acquistando magliette, cappellini, bibite. La macchina cinema ha bisogno di essere oliata con gli introiti delle merci collaterali e i fruitori si realizzano toccando, possedendo, persino mangiando ciò che in sala hanno potuto solo vedere. Ebbene, i piccoli Minions sono vincenti in questo senso. Non sono solo oggetti carini ma anche eroi coraggiosi, ingenui, caparbi; infondono un'allegria che non conosce paura né ostacoli. E soprattutto ridono e se la spassano, pur rimanendo i professionisti più seri che si possano incontrare.

di Costanza Gaia
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