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La bella gente Recensione


La bella gente Recensione

Recensione Silenzio in sala
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Alfredo (Antonio Catania) e Susanna (Monica Guerritore) sono una coppia di cinquantenni, sposati, in vacanza nel loro casolare in Toscana. Susanna decide di accogliere in casa Nadja (Victoria Larchenko), una giovane prostituta a cui si affeziona.

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Voto Silenzio in Sala: 1.0/5
Voto utenti: 3/5

Nonostante le ritrosie iniziali la coppia si prodiga nel trovare un posto migliore per la giovane.

La bella gente è il secondo film datato 2009 del regista Ivano De Matteo, che approda al cinema dopo sei anni di ritardo. Dopo l'esordio nel 2002 con il film Ultimo Stadio, La bella gente è l'inizio di un percorso che il regista romano compie nel racconto sociale virato al dramma, prerogativa dei suoi lavori successivi come Gli equilibristi del 2012 e I nostri ragazzi del 2014. Nel ritrarre la storia di Alfredo e Susanna, De Matteo non si nasconde e pone subito l'opera come una questione morale per i personaggi e come sottotesto per la loro rappresentazione: una coppia con un passato da progressisti, che ora si trovano benestanti e - appunto - appartenenti alla cosiddetta nuova classe borghese.

Fin da subito De Matteo mette in chiaro in maniera, forse eccessivamente perentoria, dove vuole andare col suo film e che messaggio vuole trasmettere. Perché La bella gente è a scanso di equivoci, un atto di accusa calcolato e manipolato contro quell'ipocrisia di facciata che prima si atteggia a persone di cuore e di coscienza per poi rivelare un'inconsistenza di ideali e di mancanza di senso di colpa verso le situazioni. Questo racconta La bella gente: dell'anima oscura della nuova borghesia, chiamata in causa quando la giovane prima salvata si innamora del figlio della coppia ricambiata e quindi capace di scardinare l'apparenza.

Dopo l'esordio nel 2002 con il film , è l'inizio di un percorso che il regista romano compie nel racconto sociale virato al dramma, prerogativa dei suoi lavori successivi come del 2012 e del 2014

Il problema non è tanto se il racconto a tesi di De Matteo possa essere giusto o condivisibile (e non lo è in qualsiasi modo), anche se questo tipo di cinema così smaccatamente accusatorio è quasi sempre deleterio, ma è la messa in scena superficiale di una società e l'ambizione di narrarla con così poco tatto cinematografico e con così tanta retorica a sorprendere in negativo. Segnali di un cinema greve e rozzo che De Matteo dimostrerà anche più avanti.

di Riccardo Tanco
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